Le Banche Tedesche Riflettono La Crisi Della Manifattura Tedesca

I temi seguenti sono affrontati:
•Il sistema bancario tedesco riflette la crisi del sistema industriale tedesco. In modo particolare la Germania ha un sistema bancocentrico caratterizzato da un significativo bank-industry nexus. Tuttavia il mix tra crisi finanziaria, euro e crescita del continente asiatico ha ridotto la capacità competitiva della Germania sotto il punto di vista strettamente industriale. Nel 1991 il settore industriale in Germania produceva il 33,5% del PIL. Nel 2018 l’industria ha prodotto il 27,9% del PIL. Una perdita del 5,5% del valore aggiunto che pesa sulle prospettive dell’economia tedesca, soprattutto perché nel futuro, il valore della percentuale dell’industria sul PIL tedesco potrebbe ridursi ulteriormente. Ne deriva che alle banche tedesche non conviene più prestare agli imprenditori del settore dell’industria e quindi si verifica un indebolimento di quel nesso banca-industria che ha tradizionalmente caratterizzato il bancocentrismo tedesco.

•Le banche tedesche, come tutte le banche europee, hanno quindi visto ridursi la redditività derivante dall’attività di intermediazione classica, ovvero il tasso di interesse praticato su mutui, prestiti e finanziamenti alle imprese. In tutta europea infatti l’industria ha perso significative percentuali di prodotto interno lordo, mentre a seguito della crisi finanziaria anche le famiglie hanno avuto delle difficoltà a ripagare i mutui ed i finanziamenti. Le banche hanno cercato così di ottenere redditività attraverso attività più rischiose, come per esempio le attività sui mercati finanziari, i derivati, lo shadow banking system, il prestito interbancario, generando anche un significativo valore dell’off balance sheet. Quindi a fronte di una riduzione della redditività derivante dall’attività tradizionale si è verificato uno spostamento delle risorse nei confronti di investimenti rischiosi anche se ad alto rendimento.

•Le banche hanno in realtà modificato la propria attività da originate to hold ad originate to distribute. Ovvero le banche invece di svolgere attività bancaria tradizionale hanno inteso di accrescere il proprio contenuto di innovazione finanziaria, impiegando i fondi depositati dai risparmiatori in attività di costruzione di derivati, cartolarizzazione e nuove istituzioni finanziarie aventi carattere speculativo e predatorio, con elevato rendimento e rischio, in grado di generare crisi finanziarie sistemiche. I rischi derivanti da tale attività solo in parte sono contenuti nei bilanci delle banche, sicché il regolatore manca di verificare quelle che sono le effettive caratteristiche del rischio sistemico insito nel sistema bancario tedesco ed europeo.

•La Banca Centrale Europea ha una responsabilità specifica nel fatto che le banche hanno cercato nuove forme di investimento e redditività nell’interno del sistema finanziario per il fatto che le limitazioni predisposte all’inflazione hanno di fatto bloccato anche il valore del tasso di interesse riducendo i margini di intermediazione. Una bassa inflazione, o una bassa deflazione, porta ad una riduzione dei prezzi compreso il prezzo del denaro, ovvero il tasso di interesse. Il tasso di interesse costituisce l’elemento della redditività bancaria tradizionale. La riduzione del tasso di interesse induce le banche ad una riduzione della redditività tradizionale spingendo gli istituti di credito a cercare nuove forme di redditività in nuovi mercati.

•Le banche hanno devono ricominciare a selezionare la classe dirigente imprenditoriale individuando ed anche suggerendo agli imprenditori quelli che sono i settori ad alto rendimento nei quali investire. Infatti se il settore manifatturiero rischia di essere sempre meno proponibile per l’Europa per il combinato disposto dell’euro e della crescita della produzione asiatica, ne deriva anche che il passaggio dall’economia manifatturiera all’economia dei servizi attraverso l’utilizzo della quarta rivoluzione industriale, richiede che le banche individuano dei nuovi soggetti imprenditoriali in grado di svolgere la funzione di transizione. L’economia dei servizi presenta delle caratteristiche assai particolari che tendono a rivalutare molto il valore del capitale umano, delle relazioni interpersonali ed interorganizzative e dell’economia della conoscenza, e quindi richiede una classe imprenditoriale adeguata che sappia investire non tanto e non solo nelle macchine e nella tecnologia, quanto piuttosto nella tecnologia e nelle sue applicazioni generative di conoscenza.
•L’ipotesi che le banche tedesche siano troppo grandi è da rigettare. Occorre che le banche tornino a fare le banche, il che significa, nel caso tedesco accompagnare la classe imprenditoriale nel difficile passaggio dall’industrializzazione all’economia dei servizi e della conoscenza, individuando dei nuovi soggetti imprenditoriali, favorendo la nascita di nuove imprese e l’utilizzo di tecnologie nuove che possano aumentare il valore aggiunto, mantenere elevata l’occupazione e guidare il paese verso una nuova fase di crescita economica.Reference: Marco Onado, L’autunno delle banche europee, pubblicato il 03.12.19 ne “Lavoce.info”. Link:https://www.lavoce.info/archives/62447/lautunno-delle-banche-europee/

La Commissione della Decrescita

Il programma della nuova commissione Europea è fondato su alcuni punti essenziali ovvero:

  • Green new deal: si tratta di un programma ambizione che prevede la riduzione delle emissioni di CO2, ed un orientamento ambientalista che agisce sia sui consumi delle famiglie che sulla produzione delle imprese;
  • Questione alimentare e questione sanitaria: il riferimento è agli sprechi alimentari, però nel programma della nuova commissione europea vi è anche il riferimento alla lotta ai pesticidi e il potenziamento dell’economia circolare. Inoltre la commissione si propone di realizzare dei database di dati sanitari che possono essere utilizzati per prevenire e curare.
  • Digitalizzazione: è previsto un intervento normativo sull’intelligenza artificiale, il ruolo dei dati, e l’utilizzo degli algoritmi con metodologie eticamente corrette.

Si tratta certamente di un programma molto ricco e variegato, che tuttavia, nell’articolo citato in referenza, non viene per nulla sottoposto ad un vaglio critico, che pure è necessario, poiché tali politiche, nella realtà, presentano pure dei dark sides che manifestano il passaggio dell’Europa all’economia della decrescita, che potrebbe anche significare un abbandono dello scenario internazionale, ed una riduzione della tensione civilizzatrice che anche storicamente ha sempre caratterizzato il continente europeo. Pertanto si richiamano di seguito gli elementi sopra citati in misura critica.

The Dark Side of the Green New Deal. Esiste un Dark Side del Green New Deal e corrisponde sostanzialmente al fatto che la riduzione delle emissioni coincide sostanzialmente con la perdita del sistema industriale europeo. La fuoriuscita dell’Europa dall’industria, sia ben chiaro, non è il prodotto dell’orientamento della Commissione Europea che sta per insediarsi, quanto piuttosto il frutto del combinato disposto della crisi finanziaria del 2007 e della riallocazione dei capitali nel continente asiatico. Chiaramente la scelta della de-industrializzazione non è una vera scelta quanto piuttosto una condizione imposta dallo scenario internazionale che però può essere politicamente rivenduta come un orientamento green volto alla sostenibilità ambientale.

The Dark Side of Circular Economy. L’economia circolare viene da più parti sbandierata come una soluzione alla questione dell’inquinamento e delle esternalità negative che sono prodotte da una economia sempre più orientata all’accumulazione mercatistica. Tuttavia, è necessario dire che l’economia circolare non funziona per economie troppo grandi ovvero, per fare funzionare l’economia circolare è necessario una dimensione geografica medio-piccola. Certamente l’economia circolare può funzionare bene nelle tante valli d’Europa, per le città di dimensione ridotte, e per le aree rurali, dove la dinamica del chilometro zero può essere facilmente applicata senza particolari difficoltà. Tuttavia quando si cerca di applicare l’economia circolare ad intere nazioni oppure alle aree metropolitane densamente popolate si scoprono i limiti di questa dinamica, il consumo a chilometro zero diventa comunque impraticabile, e la perdita di valore dall’accumulazione di consumi irrazionali e sconsiderati diventa molto ampia. Quindi, bene l’economia circolare, pur mettendo in conto che per le città densamente popolate e per i territori eccessivamente ampi, l’economia circolare perde efficienza e diventa semplicemente uno strumenti alternativista rispetto al modello dominante.

The Dark Side of Artificial Intelligence Law. L’intelligenza artificiale, con il suo corredo di machine learning, big data e Iot, è diventato uno standard di produzione. Il che significa sostanzialmente che sia le imprese di produzione industriale che le aziende di servizi, e pure le pubbliche amministrazioni utilizzano in misura sempre più massiccia gli strumenti dell’intelligenza artificiale. Ne deriva pertanto che normare gli algoritmi, o l’intelligenza artificiale, rischia di essere la manifestazione di una “norma sulla produzione” di valore aggiunto. Le norme sulla produzione, quando vengono predisposte a livello politico sono molto rischiose, perché possono inibire i comportamenti degli investitori ed affievolire l’investimento nella tecnologia 4.0 che invece deve rinforzarsi se gli europei vogliono giocare un qualche ruolo nella nuova tech cold war tra Cina e USA. Sarebbe forse il caso di agire degli strumenti nuovi che siano per esempio quelli delle authorities oppure con forme di soft power e soft law per evitare di imbrigliare con delle norme sulla produzione, un settore che invece può essere essenziale sia per la generazione di valore aggiunto che per il benessere dei cittadini.

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In sintesi, bene il programma della nuova commissione europea, anche se si corre il rischio di far passare per scelta consapevole quella che è semplicemente la presa d’atto di una Europa che lascia il passo sulle questioni industriali,  che ripiega nell’economia circolare e arranca rispetto alla produzione di valore aggiunto con le nuove tecnologie assistendo inerte all’instaursi di un nuovo ordine mondiale.

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Reference:  “Quante sfide per la Commissione von der Leyen” del 26.11.19 di Nicola Scocchi e Edoardo Mancini pubblicato ne “Lavoce.info“. Link: https://www.lavoce.info/archives/62351/quante-sfide-per-la-commissione-von-der-leyen/
Podcast: Spreaker

La partecipazione alla società dell’apprendimento

In conclusione, come appare evidente, la società dell’apprendimento è positivamente associata ad ogni tipologia di categoria pure presente nel mercato del lavoro ovvero: occupati, disoccupati, persone con redditi minimi, e persone caratterizzate da deprivazione materiale. Solo nel caso dei poveri e degli esclusi socialmente si verifica una relazione priva di positività. Tale relazione che manca la positività è prodotta sostanzialmente dal fatto che i poveri e gli esclusi sono stralciati anche dal novero della disoccupazione, poiché essi, privi di motivazioni, hanno smesso di cercare lavoro. La società della conoscenza, l’economia della conoscenza, richiedono un orientamento all’apprendimento da parte della popolazione.

Tuttavia occorre considerare che anche l’economia della conoscenza ha i suoi fallimenti ed essi risiedono nella sottoproduzione del bene conoscenza e nello sviluppo di una economia dei servizi che si caratterizza per forme di precariato crescente e di orizzontalismo organizzativo che si oppongono allo sviluppo dei percorsi di carriera dei lavoratori.

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Il gender pay gap in Europa

In sintesi è il gender pay gap:

  • Cresce con l’inflazione;
  • Diminuisce con i salari minimi;
  • Diminuisce con la crescita della povertà e dell’esclusione sociale;
  • Cresce con la quota di persone tra i 18 e i 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione.

Il gender pay gap quindi è una dimensione della diseguaglianza che tende a crescere con il peggioramento delle condizioni economiche complessive e con la crescita del divario sociale. Tuttavia il gender pay gap può anche crescere in connessione ad alcuni elementi pure positivi per l’economia nel suo complesso, come per esempio accade per l’occupazione, che però non hanno la capacità di modificare le regole istituzionali del mercato. Infatti se un mercato tende discriminare le donne sotto il punto di vista reddituale, l’ulteriore crescita dell’occupazione avviene nella perpetuazione della differenza di genere sotto il punto di vista del gender pay gap.

Per risolvere il problema del gender pay gap è necessario intervenire con delle politiche del lavoro che innanzitutto portino al miglioramento della condizione dei lavoratori poveri ed in secondo luogo intervenga a livello qualitativo nelle varie tipologie di contratti. Tuttavia si pongono anche delle questioni assai rilevanti che riguardano il senso della diseguaglianza. Se infatti è accettata l’ipotesi dell’eguaglianza delle opportunità, ovvero la circostanza che tutti debbano partire da condizioni paritetiche, risulta oltremodo difficile garantire l’eguaglianza degli outputs ovvero operare affinchè tutti abbiano i medesimi risultati in termini economici. Occorre quindi modellare ulteriormente i contratti di lavoro per stabilire quel mix di incentivi e benefits, che possono comportare la crescita dell’effort e quindi anche un miglioramento degli outputs in grado di ridurre il gender pay gap.

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L’educazione terziaria in Europa

Il livello di istruzione terziaria:

  • Aumenta con la quota di persone tra i 18 e 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione nella fascia di età 20-64;
  • Cresce con il Pil pro-capite;
  • Diminuisce con le imposte correnti sul reddito e sulla ricchezza come percentuale del PIL.

Il policy maker, soprattutto per l’impatto crescente che le tecnologie informatiche hanno nell’interno del contesto produttivo e della vita associata, può aumentare il livello dell’istruzione terziaria per incrementare l’orientamento alla learning society, al life-long learning, e all’economia della conoscenza. Inoltre la crescita del livello dell’istruzione terziaria può anche avere un impatto positivo sulla capacità dei cittadini di vivere a piano di diritti democratici e della partecipazione attiva.

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