La produzione industriale italiana a marzo 2021

Dopo la crisi del primo trimestre 2020 ed il picco dell’agosto 2020 la produzione industriale italiana è rimasta stabile intorno al valore di 100 performando a valori simili del 2015.

Andamento della produzione industriale in Italia. L’Istat riporta i dati relativi alla produzione industriale. Il valore è posto pari a 100 nel 2015. Nel passaggio tra il gennaio 2020 ed il febbraio 2020 il valore della produzione industriale in Italia è diminuito da un ammontare pari a 104,4 fino ad un valore pari a 103 ovvero pari ad una variazione di -1,4 unità pari a -1,34%. Nel passaggio tra il febbraio 2020 ed il marzo 2020 il valore della produzione industriale in Italia è passato da un ammontare pari a 103 unità fino ad un valore pari a 74,1 unità ovvero pari ad una variazione di -28,9 unità pari ad un valore percentuale del -28,06%. Nel passaggio tra marzo 2020 ed aprile 2020 il valore della produzione industrial in Italia è passato da un valore pari a 74,1 unità fino ad un valore pari a 59,3 unità ovvero pari ad un valore di -14,8 unità pari ad un valore percentuale di -19,97%. Nel passaggio tra aprile 2020 e maggio 2020 il valore dell’andamento della produzione industriale in Italia è passato da un valore pari a 59,3 unità fino ad u valore pari a 84,3 unità ovvero pari ad un valore di 25 unità pari ad un ammontare del 42,16%. Nel passaggio tra il maggio 2020 ed il giugno 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da un valore pari a 84,3 unità fino ad un valore pari a 91,4 unità ovvero pari ad un variazione di 7,1 unità pari ad un valore di 8,42%. Tra il giugno 2020 ed il luglio 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da un valore pari 91,4 unità fino ad un valore pari a 98,5 unità ovvero pari ad una variazione di 77,1 unità pari ad un valore di 7,77%. Nel passaggio tra luglio 2020 ed agosto 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da 98,5 unità fino ad un valore pari a 105,1 unità ovvero pari ad un valore di 6,6 unità pari ad un ammontare di 6,7%. Nel passaggio tra settembre 2020 ed l’ottobre 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è cresciuto da un ammontare pari a 100,3 unità fino ad un valore pari a 101,7 unità ovvero pari ad una variazione di 1,4 unità sia in valore assoluto sia in valore percentuale. Nel passaggio tra ottobre 2020 ed il novembre 2020 il valore dell’indice della produzione industria in Italia è diminuito da un ammontare pari a 101,7 unità fino ad un valore pari a 100,5 unità ovvero pari ad un valore di -1,2 unità pari ad un ammontare di -1,18%. Nel passaggio tra novembre 2020 ed il dicembre 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da un ammontare pari 100,5 unità fino ad un valore pari a 100,6 unità ovvero pari ad una variazione di 0,1 unità in valore assoluto e percentuale. Nel passaggio tra dicembre 2020 ed il gennaio 2021 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da un ammontare pari a 100,6 unità fino ad un valore pari a 101,8 unità ovvero pari ad una variazione di 1,2 unità in valore assoluto e percentuale. Nel passaggio tra il gennaio 2021 ed il febbraio 2021 il valore dell’indice della produzione industriale è passato da un ammontare di 101,8 unità fino ad un valore pari a 101,9 unità ovvero pari ad un ammontare di 0,1 unità. Tra il febbraio 2021 ed il marzo 2021 il valore dell’indice della produzione industriale in Italia è diminuito da un ammontare pari a 101,9 unità fino ad un valore pari a 101,8 unità. Se si prende in considerazione l’intero periodo da gennaio 2020 a marzo 2021 il valore dell’indice della produzione industriale è stato mediamente pari al 95,25% del valore del medesimo indice nel 2015.

Conclusioni. Il valore dell’indice della produzione industriale mostra una debole ripresa. Certamente il covid nel 2020 ha avuto un impatto dirompente nella riduzione dell’indice della produzione industriale. Infatti, tra marzo 2020 e luglio 2020 il valore dell’indice della produzione industriale è stato sempre al di sotto del valore del 2015 con un picco negativo rilevato ad aprile 2020 quando il paese Italia ha prodotto il 60% del valore analogo del 2015. Successivamente il valore dell’indice della produzione industriale è cresciuto significativamente nell’agosto del 2020 per poi stabilizzarsi intorno al valore di 100 tra l’agosto 2020 ed il marzo 2021. Se confrontiamo i dati rispetto al 2019 notiamo che il valore dell’indicatore è sempre stato superiore a 100 con un massimo a luglio-pari a 106,5 ed un minimo a dicembre-pari a 101,8. Ovviamente la crisi indotta dal covid ha colpito l’economia italiana soprattutto nel 2020 mentre nel 2021 anche in presenza di significative restrizioni il valore della produzione industriale ha mostrato un andamento costante intorno al valore di cento. Occorre considerare che l’economia italiana certamente cambierà a seguito del covid. In particolare, vi sono alcuni elementi come per esempio:

  • lo Smart working;
  • l’utilizzo massivo dei servizi di delivery;
  • la crescita delle connessioni internet;
  • la crescita della vendita di computers e smartphones;
  • la crescita degli acquisti online;
  • la crescita della presenza online.

Tali elementi possono essere certamente considerati come delle nuove condizioni di leva dell’economia italiana per produrre valore. Tuttavia, accanto a questi elementi, che in un certo senso possono essere considerati positivi, ve ne sono anche degli altri che potrebbero ridurre le prospettive di crescita economica ovvero:

  • aumento della diseguaglianza sociale;
  • aumento del numero di poveri;
  • aumento del divario tra nord e sud e centro;
  • aumento del risparmio che potrebbe comportare fenomeni di crescita del credito alla finanza da parte delle banche con rischio di aumento di volatilità ed incertezza nei mercati;
  • depauperamento del capitale della fiducia a seguito di fallimenti e chiusure di attività commerciali ed imprenditoriali.

Certo lo Stato ha investito nei piani di ripresa. Tuttavia, è probabile che quest’effetto della spesa pubblica nell’economia reale arrivi troppo tardi e che comunque non sia tale da comportare una effettiva ripresa finanziaria della popolazione. Anche perché il rischio che una parte significativa dei fondi del Recovery possa essere dispersa tra corruzione, concussione e cattiva amministrazione rischia di diventare una certezza in mancanza di apposite istituzioni e norme speciali dedicate.

 

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