Bitcoin: Aumenta il Valore della Cripto-Valuta

Il valore dei Bitcoin è cresciuto di 24 mila euro tra gennaio 2020 e gennaio 2021.

A gennaio 2020 il valore della chiusura del Bitcoin a gennaio del 2020 è stato pari ad un valore di 8.417,20 euro. Successivamente tra il gennaio 2020 ed il febbraio 2020 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un ammontare pari a 8.417,20 euro fino ad un valore pari a7.756,20 euro ovvero una variazione pari a -661,00 euro pari ad una variazione di -7,85%. Nel passaggio tra il febbraio 2020 ed il marzo 2020 il valore del valore del Bitcoin è diminuito da un ammontare pari a 7.756,20 euro fino ad un valore pari a 5.839,00 euro ovvero una variazione pari ad un valore di -1.916,40 euro ovvero pari ad una variazione di 24,71%. Nel passaggio tra  il marzo 2020 ed l’aprile 2020 il valore dell’andamento della chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 5.839,80 euro fino ad un valore pari a 7.900,70 euro ovvero pari ad una variazione di 2.060,90 euro ovvero pari ad una variazione di 35,29%. Nel passaggio tra aprile 2020 e maggio 2020 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 7.900,70 euro fino ad un valore pari a 8.514,50 euro ovvero pari ad una variazione di 613,80 euro ovvero pari ad una variazione di 7,77%. Nel passaggio tra il maggio 2020 ed il giugno 2020 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 8.514,50 euro fino ad un valore pari ad 8.145,30 euro ovvero pari ad una variazione di -369,20 euro pari ad una variazione di 4,34%. Nel passaggio tra il giugno 2020 ed il luglio 2020 il valore di chiusura del Bitcoin su base mensile è passato da un valore pari a 8.145,50 euro fino ad un valore pari ad un valore di 9.684,00 euro ovvero una variazione pari a 1.502,70 euro pari ad una variazione di 18,45%. Nel passaggio tra il luglio 2020 e l’agosto 2020 il valore dell’andamento del Bitcoin è passato da un valore pari a 9.648,00 euro fino ad un valore pari a 9.783,50 euro ovvero pari ad una variazione di 135,50 euro pari ad una crescita di 1,40%. Nel passaggio tra l’agosto 2020 ed i l settembre 2020 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 9.783,50 euro fino ad un valore pari a 7.196,60 euro ovvero pari ad una variazione di -586,90 euro ovvero pari ad una variazione di -6,00%. Nel passaggio tra il settembre 2020 e l’ottobre 2020 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 9.196,60  euro fino ad u valore pari a 11.850,60 euro ovvero pari ad una variazione di 2.654,00 euro pari ad una variazione del 28,86%. Nel passaggio tra l’ottobre 2020 ed il novembre 2020 il valore di chiusura dell’andamento del Bitcoin è passato da un ammontare pari a 11.850,60 euro fino ad un valore pari a 16.427,40 euro ovvero pari ad una variazione di 4.576,80 euro ovvero pari ad una variazione di 38,62%. Nel passaggio tra il novembre 2020 ed il dicembre 2020 il valore del Bitcoin è cresciuto da un ammontare pari a 16.427,40 euro fino ad un valore pari a 23.681,90 euro ovvero una variazione pari a 7.245,50 euro pari ad una variazione di 44,16%. Nel passaggio tra il dicembre 2020 ed il gennaio 2021 il valore di chiusura del Bitcoin è passato da un valore pari a 23.681,90 euro fino ad un valore pari a 32.493,60 euro ovvero pari ad una variazione di 8.811,70 euro pari ad una variazione di 37,21%.  Complessivamente nel periodo considerato il valore del Bitcoin è aumentato di 24 mila euro ovvero di un ammontare pari a 286,04%.

Nella giungla di crypto valute Bitcoin (BTC) è stata la prima ed è il simbolo con cui si identifica, e spesso si confonde, il concetto stesso di moneta virtuale. Evidentemente non è così, ad oggi è difficile fornire una stima esatta delle crypto valute “circolanti” sulla block chain, alcune stime parlano di circa 5.000 simboli con una capitalizzazione totale equivalente a circa 201 miliardi di dollari.

C’è da considerare che l’utilizzo delle crypto valute, ad oggi, è limitato al black market e pochi altri utilizzi come ad esempio qualche esercizio commerciale che si considera naif e che per differenziarsi utilizza ed accetta questa nuova forma di pagamento.

Molti si chiedono quale sia il valore reale di una “cosa” virtuale, in realtà la crypto valuta in sé non ha un valore o meglio è possibile quantificarlo con il costo dell’energia elettrica necessario per minarlo. Ovvero il costo del processo utile a decifrare il codice alfanumerico che permette alla moneta stessa di essere classificata, riconosciuta e circolante sulla blockchain. Questa somma è stata stimata tra i 5.100,00  ed 8.500,00 dollari per singolo bitcoin ed è in costante crescita in quanto la complessità di estrazione del Bitcoin è incrementale costante poiché l’algoritmo di tipo hash diventa sempre più complesso man mano che si estraggono (minano) le precedenti unità di “conio”.

Ciò che però fa o ha fatto salire in modo spropositato il suo valore è il fatto che rappresenta una forma di speculazione economica allo stato puro, inoltre è la rivincita dei millennials sulle vecchie generazioni di trader, che erano abituati a trattare nelle piazze affari di mezzo mondo, ed è la dimostrazione che è possibile avere un modo alternativo di controllare e scambiare beni e servizi.

Molte banche e governi centrali sono contrari e stanno tentando in tutti i modi di contrastare la crescita e la divulgazione di tale forma di pagamento, provando a regolamentare tramite leggi che ne disincentivano l’investimento. Cercano di raggiungere questo traguardo anche tramite la pubblicazione di notizie bomba additando le crypto valute come la più grande bolla economica di sempre, anche se sotto sotto studiano il fenomeno e provano ad imbrigliarlo. Ci provano anche impedendo che sia ammesso alle contrattazioni sulle borse finanziarie internazionali, quindi incentivando l’utilizzo di piattaforme di trading dedicate più o meno ufficiali che stanno prendendo sempre più piede e che ovviamente se ne vedono bene, infatti si fanno pagare, per singola transazione, con la più classica e tradizionale delle monete. Accade anche che alcune banche es. Hype del gruppo Banca Sella mette a disposizione dei propri clienti la possibilità di acquistare crypto valute.

Quali vantaggi ha l’utilizzatore medio ? Nessuno, anzi sicuramente vi posso elencare una serie di svantaggi che ho riscontrato, ovvero quello di essere assolutamente tracciabile in quanto la block chain è pubblica ed è possibile sapere in un qualsiasi momento un determinato bitcoin nel portafoglio di quale utente si trova e da chi è stato pagato; è costoso in quanto per tenere in piedi l’intera piattaforma delle cripto valute, nonostante al momento sia scarsamente utilizzata, è necessario una quantità di energia elettrica superiore all’intero sistema di gestione delle carte di credito a livello globale; in poche parole è scarsamente flessibile al contrario del buon vecchio e a noi italiani caro, contante.

Volendo trarne le dovute conclusioni possiamo affermare, con certezza, che i numeri discussi sono importantissimi per un qualcosa che non esisteva una decina di anni fa e di cui forse non ne sentivamo nemmeno la necessità e di cui soprattutto non ne sentiremo la mancanza quando e se scomparirà.

 

Angelo Leogrande

Gianvito Laera

 

 

 

 

 

 

 

Il Reddito Disponibile ed il Potere di Acquisto delle Famiglie Italiane

Il Q2 2020 ha fatto segnare un -5% sia del reddito disponibile sia del potere d’acquisto su base trimestrale. Entrambi gli indicatori sono cresciuti nel Q3 2020.

L’ Istat calcola il valore del reddito disponibile e del potere di acquisto delle famiglie italiane. Di seguito è indicato l’andamento di entrambe le variabili nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020.

Reddito disponibile lordo. Il valore del reddito disponibile lordo in milioni di euro è diminuito tra il Q1 2019 ed il Q3 2020. Nel Q1 2019 il valore del reddito disponibile lordi in milioni di euro è stato pari ad un valore di 287.283. Tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore del reddito disponibile lordo in milioni di euro è passato da un valore di 287.283 milioni di euro fino ad un valore pari a 289.649 milioni di euro ovvero pari ad una crescita di 2.366 milioni di euro pari ad una variazione di 0,82%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore del reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è passato da un ammontare pari a 289.649 milioni di euro fino ad un valore pari a 288.859 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -790 milioni di euro pari ad una variazione di -0,27%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore del reddito disponibile per le famiglie è passato da un ammontare pari a 288.859 milioni di euro fino ad u valore pari a 288.122 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -737 milioni di euro pari ad una variazione di -0,26%. Nel passaggio tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore del reddito disponibile per le famiglie è passato da un ammontare pari a 288.122 milioni di euro fino ad un valore pari a 285.830 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -2.292 milioni di euro pari ad una variazione di -0,80%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore del reddito disponibile per le famiglie è diminuito da un valore pari a 285.830 milioni di euro fino ad un valore pari a 270.055 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -15.775 milioni di euro ovvero pari ad un variazione di -5,52%. Nel passaggio tra il Q2 2020 ed il Q3 2020 il valore del reddito disponibile per le famiglie è diminuito da un valore pari a 270.055 milioni di euro fino ad un valore pari a 287.038 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 16.983 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 6,29%. Nel complesso nel periodo tra Q3 2020 ed il Q1 2019 il valore del reddito disponibile è diminuito di un valore pari a 245 milioni di euro ovvero pari ad un variazione di -0,09%.

Potere di acquisto delle famiglie. Il potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è stato pari ad un ammontare di 279.885 milioni di euro nel Q1 2019. Nel passaggio tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 279.885 milioni di euro fino ad un valore pari a 282.267 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 2.382 milioni di euro pari ad un variazione di 0,85%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 282.267 milioni di euro fino ad un valore pari a 281.610 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -657 milioni di euro pari ad una variazione di -0,23%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un valore pari a 281.610 milioni di euro fino ad un valore pari a 280.247 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -1.363 milioni di euro pari ad una variazione di -0,48%. Nel passaggio tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un valore pari a 280.247 milioni di euro fino ad un valore pari a 277.594 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -2.653 milioni di euro pari ad una variazione di -0,95%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un valore pari a 277.594 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 263.134 milioni di euro pari ad una variazione di 14.460 milioni di euro pari ad una variazione di -5,21%. Nel passaggio ta il Q2-2020 ed il Q3 2020 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 263.134 milioni di euro fino ad un valore pari a 280.470 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 17.336 milioni di euro pari ad una variazione di 6,59%. Nel passaggio tra il Q1-2019 ed il Q3-2020 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 263.134 milioni di euro fino ad un valore pari a 280.470 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 17.336 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 6,59%. Nel passaggio tra i l Q1 2019 ed il Q3 2020 il valore del potere di acquisto delle famiglie consumatrici in milioni di euro è aumentato di un valore pari a 585 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 0,21%.

Conclusioni. Come risulta evidente sia nel caso del valore del reddito disponibile delle famiglie italiane che nel caso del potere di acquisto delle famiglie italiane si è verificato un punto di crisi nel Q2 2020 ovvero nel secondo trimestre del 2020. Infatti sia il reddito disponibile che il potere di acquisto delle famiglie italiane è diminuito di circa 5,5% nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020. Tuttavia il Q3 2020 ha rappresentato un punto di crescita e di ripresa sia del reddito disponibile sia del potere di acquisto delle famiglie italiane.

La Spesa delle Famiglie e gli Investimenti Fissi Durante la Pandemia

I consumi delle famiglie diminuiscono di circa il 7% mentre il valore degli investimenti fissi aumenta del 4,75%.

 

L’Istat calcola il valore della spesa delle famiglie e degli investimenti fissi. I dati seguenti vengono ad essere analizzati i dati con riferimento al periodo Q1 2019-Q3 2020.

La spesa delle famiglie per consumi finali. Il valore della spesa delle famiglie italiane per consumi finali in milioni di euro nel Q1 2019 è stato pari ad un valore di 266.013 milioni di euro. Nel passaggio tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 266.013 milioni di euro fino ad un valore pari a 266.578 milioni di euro ovvero pari ad un valore pari a 565 milioni di euro pari ad un valore di 0,21%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un valore pari a 266.578 milioni di euro fino ad un valore pari a 267.056 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 478 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 0,18%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 267.056 milioni di euro fino ad un valore pari a 267.129 milioni di euro ovvero pari ad un variazione di 73 milioni di euro pari ad un valore di 0,03%. Nel passaggio tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un valore pari a 267.129 milioni di euro fino ad un valore pari a 249.363 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -17.766 milioni di euro pari ad una variazione di -6,65%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un valore pari a 249.363 milioni di euro fino ad un valore pari a 220.113 milioni di euro ovvero pari ad un valore di -29.250 milioni di euro ovvero pari ad un valore di -11,73%. Nel passaggio tra il Q2 2020 ed il Q3 2020 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 220.113 milioni di euro fino ad un valore pari a 246.665 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 26.552 milioni di euro pari ad una variazione di 12,06%. Nel complesso tra il Q1 2019 ed il Q3 2020 il valore della spesa delle famiglie per consumi finali in milioni di euro è diminuito di un valore pari a 19.348 milioni di euro ovvero pari ad un valore di -7,27%.

Investimenti fissi lordi in milioni di euro. Il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro nel Q1 2019 è stato pari ad un valore di 16.669 milioni di euro. Nel passaggio tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un valore pari a 16.669 milioni di euro fino ad un valore pari a 16.436 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -233 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -1,40%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 16.436 milioni di euro fino ad un valore pari a 16.627 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 191 milioni di euro pari ad un valore di 1,16%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un valore pari a 16.627 milioni di euro fino ad un valore pari a 16.579 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -48 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 0,29%. Nel passaggio tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 16.579 milioni di euro fino ad un valore pari a 15.496 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -1.083 milioni di euro pari ad una variazione di -6,53%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore dell’ammontare degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 15. 496 milioni di euro fino ad un valore pari a 12.194 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di -3.302 milioni di euro pari ad un valore di -21,31%. Nel passaggio tra il Q2 2020 ed il Q3 2020 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è passato da un ammontare pari a 12.194 milioni di euro fino ad un valore pari a 17.460 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 5.266 milioni di euro pari ad un valore di 43,19%. Nel passaggio tra il Q1 2019 ed il Q3 2020 il valore degli investimenti fissi lordi in milioni di euro è cresciuto di un ammontare pari a 791 milioni di euro pari ad un valore di 4,75%.

Conclusioni. In sintesi, è possibile considerare che il valore della spesa per consumi finali è diminuita di un valore pari a 19.348 milioni di euro ovvero di un valore pari a -7,27% nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020. Tuttavia, a fronte di una riduzione dei consumi delle famiglie si è verificato dall’altro lato una crescita del valore degli investimenti lordi in milioni di euro di un ammontare pari a 791 milioni di euro ovvero pari ad un valore di 4,75% nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020.

 

La Propensione al Risparmio ed il Tasso di Investimento degli Italiani

La propensione al risparmio è cresciuta dell’82,5% ed il tasso di investimento è aumentato del 3,5%.  

 

L’Istat calcola il valore della propensione al risparmio ed il tasso di investimento. La propensione al risparmio è calcolata come una quota del reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici al netto delle riserve per i fondi pensione. Il tasso di investimento è calcolato in percentuale sul reddito disponibile lordo delle famiglie al netto degli aggiustamenti delle riserve tecniche dei fondi pensione. Di seguito vengono analizzati gli andamenti della propensione al risparmio degli italiani ed il tasso di investimento nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020.

Propensione al risparmio delle famiglie italiane. Il valore della propensione al risparmio è cresciuto significativamente nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020. Nel Q1 2019 il valore della propensione al risparmio è stato pari ad un valore di 8,00. Tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore della propensione al risparmio delle famiglie italiane è cresciuto da un valore pari a 8,00 fino ad un valore pari a 8,5 ovvero di un valore pari a 0,5 unità pari ad un ammontare di 6,25%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore della propensione al risparmio è passato da un ammontare pari a 8,50% fino ad un valore pari a 8,10% ovvero una variazione pari a -0,40 unità pari ad una riduzione di -4,71%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore della propensione al risparmio è passato da un valore pari a 8,10 fino ad un valore pari a 7,80% ovvero una variazione pari ad un valore di -0,30 unità equivalente ad una riduzione del -3,70%. Nel passaggio tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore della propensione al risparmio è cresciuto da un ammontare pari a 7,80% fino ad un valore pari a 13,30% ovvero una crescita pari a 5,50 unità pari ad un valore del 70,51%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore della propensione al risparmio è cresciuto da un valore pari a 13,30% fino ad un valore pari a 19,00% ovvero una variazione pari a 5,70 unità pari ad un valore pari a 42,86%. Nel passaggio tra il Q2 2020 ed il Q3 2020 il valore della propensione al risparmio degli italiani è cresciuto da un valore pari a 19,00% fino ad un valore 14,60% ovvero pari ad una variazione di -4,40 unità pari ad un valore di -23,16%. Nel complesso tra il Q3 2020 ed il Q1 2019 il valore della propensione al risparmio in misura percentuale p cresciuto complessivamente di un ammontare pari a 6,60 unità ovvero pari ad una variazione dell’82,50%.

Tasso di investimento. Il valore del tasso di investimento nel Q1 2019 è stato pari ad un valore di 5,8%. Nel passaggio tra il Q1 2019 ed il Q2 2019 il valore del tasso di investimento è passato da un ammontare pari a 5,8% unità fino ad un valore pari a 5,6% ovvero una variazione pari ad -0,20 unità equivalente ad un ammontare di -3,45%. Nel passaggio tra il Q2 2019 ed il Q3 2019 il valore del tasso di investimento è passato da un ammontare pari a 5,6 % fino ad un valore pari a 5,7 % ovvero pari ad una variazione di 0,10 unità pari ad un valore dell’1,79%. Nel passaggio tra il Q3 2019 ed il Q4 2019 il valore del tasso di investimento è rimasto costate ad un ammontare pari a 5,7%. Tra il Q4 2019 ed il Q1 2020 il valore del tasso di investimento è diminuito da un ammontare pari a 5,7 unità fino ad un ammontare pari a 5,4 unità ovvero pari ad una variazione di -0,30 unità pari ad un valore di -5,26%. Nel passaggio tra il Q1 2020 ed il Q2 2020 il valore del tasso di investimento è diminuito da un ammontare pari a 5,4% fino ad un valore pari a 4,55 ovvero pari ad una variazione di -0,90 unità pari ad un valore di -16,67%. Nel passaggio tra il Q2 2020 ed il Q3 2020 il valore del tasso di investimento è cresciuto da un ammontare pari a 4,5% fino ad un valore pari a 6,0% ovvero pari ad una variazione di 1,5 unità pari ad un valore del 33,33%. Complessivamente nel periodo considerato il valore del tasso di investimento è cresciuto di un ammontare pari a 0,20 unità ovvero di circa il 3,45%.

Conclusioni. In sintesi possiamo verificare che anche se il valore degli investimenti è cresciuto significativamente nel corso del periodo considerato ovvero tra il Q1 2019 ed il Q3 2020 comunque tale crescita è stata inferiore rispetto alla crescita del valore dei risparmi. Infatti il rapporto tra Risparmi/Investimenti*100 è passato da un ammontare pari a 137,93% nel Q1 2019 fino ad un valore pari a 243,33% nel Q3 2020. Inoltre la differenza tra valore del risparmio in milioni di euro e valore degli investimenti in milioni di euro, entrambi al lordo dei fondi pensioni, è passata da un ammontare pari a 6.320,2 nel Q1 2019 fino ad un valore pari a 24685,2 nel Q3 2020 ovvero una crescita di circa il 400%.  Come dire, se il risparmio rappresenta la paura del futuro allora tale valore è aumentato di circa l’82,3% nel periodo tra il Q1 2019 e Q3 2020. Dall’altro lato se l’investimento approssima la fiducia nel futuro tale valore è cresciuto del 3,3% nel periodo tra il Q1 2019 ed il Q3 2020. Una condizione che mostra come la paura ha preso il sopravvento nei confronti della fiducia nel futuro durante la pandemia. Una condizione che tuttavia è stata modificata grazie all’introduzione dei vaccini. I vaccini dovrebbero aumentare la fiducia, fare riprendere gli investimenti ad aprire le aspettative degli operatori economici ai cieli azzurri di una crescita se non proprio felice per lo meno serena.

 

 

La Riduzione del Saldo Primario e la Crescita della Pressione Fiscale Rispetto al PIL

Tra il Q1-2019 ed il Q3-2020 il valore del saldo primario rispetto al PIL è diminuito di un ammontare pari a -75,68%, mentre il valore della pressione fiscale è aumentato del 7,84%.

Saldo primario/PIL. Il saldo primario è costituito dalla differenza tra le entrate e le uscite al netto degli interessi. Il valore del saldo primario rispetto al PIL è diminuito nel passaggio tra il Q1-2019 ed il Q3-2020. Nel Q1-2019 il valore del saldo primario rispetto al PIL è stato pari ad un ammontare di -3,7. Nel passaggio tra il Q1-2019 ed il Q2-2019 il valore del saldo primario rispetto al PIL è passato da un valore pari a -3,7 fino ad un valore pari a 0,3 unità ovvero una crescita pari a 4 unità equivalente ad una crescita di 108,11%. Nel passaggio tra il Q2-2019 ed il Q3-2019 il valore del saldo primario rispetto al PIL è passato da un valore pari a 0,3 unità fino ad un valore pari a 0,5 unità ovvero pari ad una variazione di 0,2 unità pari ad un ammontare del 66,67%. Nel passaggio tra il Q3-2019 ed il Q4-2019 il valore del saldo primario rispetto al PIL è passato da un ammontare pari a 0,5 unità fino ad un valore pari a 1,8 unità ovvero pari ad una variazione di 1,3 unità pari ad un ammontare del 260,00%. Nel passaggio tra il Q4-2029 ed il Q1-2020 il valore del saldo primario rispetto al PIL è diminuito da un valore pari a 1,8 fino ad un valore pari a -6,7 unità ovvero pari ad una variazione di -8,5 unità pari ad un ammontare di -472,22%- Nel passaggio tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore del saldo primario rispetto al PIL è passato da un valore pari a -6,7 unità fino ad un valore pari a -6,8 unità ovvero pari ad una variazione di -0,1 unità pari ad un valore di -1,49%. Tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 il valore del saldo primario rispetto al PIL è cresciuto da un valore pari a -6,8 unità fino ad un valore pari a -6,5 unità ovvero pari ad una crescita di 0,3 unità ovvero pari ad una crescita di 4,41%. Complessivamente, nel periodo considerato il valore del saldo primario è diminuito in valore assoluto dell’ammontare pari a -2,8 unità ovvero pari ad un valore pari a -75,68%.

Pressione fiscale rispetto al PIL. Il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è cresciuto nel periodo tra il Q1-2019  ed il Q3-2020. Nel Q1-2019 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è stato pari ad un valore di 37. Nel passaggio tra il Q1-2019 ed il Q2-2019 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è cresciuto da un valore pari a 37 fino ad un valore pari  39,3 unità ovvero pari ad una crescita di 2,3 unità pari ad una crescita di 6,22%. Tra il Q2-2019 ed il Q3-2019 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è passato da un ammontare pari a 39,3 fino ad un valore pari a 39,4 unità ovvero pari ad una variazione di 0,1 unità pari allo 0,25%. Nel passaggio tra il Q3-2019 ed il Q4-2019 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 39,4 unità fino ad un valore pari a 42,4 unità ovvero pari ad un valore di 3 unità pari ad un ammontare di 7,61%. Nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è diminuito da un ammontare pari a 42,4 unità fino ad un valore pari a 37,8 unità ovvero pari ad un valore di 2,5 unità pari ad un valore di 6,61%. Tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 37,8 unità fino ad un valore pari a 40,3 unità ovvero pari ad una variazione di 2,5 unità pari ad una variazione di 6,61%. Nel passaggio tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 l’ammontare della pressione fiscale rispetto al PIL è passato da un ammontare pari a 40,3 unità fino ad un valore pari a 39,9 unità ovvero pari ad una variazione di -0,4 unità pari ad una variazione di -0,99%. Complessivamente nel periodo considerato il valore della pressione fiscale rispetto al PIL è cresciuto di un ammontare pari a 2,9 unità ovvero pari ad una variazione di 7,84%.

 Conclusioni. Come è evidente il valore del saldo primario è diminuito mentre il valore della pressione fiscale è cresciuto nel periodo tra il Q1-2019 ed il Q3-2020. Tali fenomeni certamente sono da riconnettere alla crisi da Covid19. In modo particolare possiamo notare che la crescita della pressione fiscale è avvenuta nonostante la riduzione del denominatore ovvero il PIL, la quale circostanza sta a significare che pure nella presenza d’una compressione della produzione del valore aggiunto l’aggravio dello Stato nei confronti del contribuenti è andato crescendo. Dunque s’è creato un fenomeno di crescita del debito pubblico, crescita del deficit pubblico, riduzione del PIL e crescita della pressione fiscale. Un worst case scenario che richiede l’attivazione di politiche economiche rivolte alla crescita della produttività nelle organizzazioni pubbliche, private e sociale anche grazie alle nuove tecnologie ed il miglioramento del capitale umano. Sicché le  politiche economiche dell’innovazione potrebbero da un lato far crescere il valore della produttività e del capitale umano e dall’altro lato avere un impatto positivo sulla pressione fiscale foss’anche solo per la crescita del denominatore ed al netto dell’effetto del fiscal drag che pure appare difficile per assenza di tendenze alla crescita di prezzi e salari.

 

Andamento delle Uscite al Netto degli Interessi e dell’Indebitamento Rispetto al PIL

Il valore delle uscite al netto degli interessi rispetto al PIL è cresciuto del 16% tra il Q1-2019 e il Q3-2020. Il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è cresciuto del 55,38% tra il Q1-2019 ed il Q3-2020.

 

L’Istat calcola il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL e considera il valore dell’indebitamento rispetto al PIL[1]. I dati mostrano un significativo peggioramento di entrambi gli indicatori nel corso dei trimestri del 2020.

Uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL. Valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL nel Q1-2019 è stato pari ad un valore pari a 44,4 ed è successivamente diminuito fino ad un valore di 43,9 unità ovvero pari ad un ammontare di -0,5 unità pari ad un valore di -1,13%. Nel passaggio tra il Q2-2019 ed il Q3-2019 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è diminuito da un valore pari a 43,9 unità fino ad un valore pari a 43,6 unità ovvero pari ad una riduzione di un ammontare pari a -0,68%. Nel passaggio tra il Q3 ed il Q4 2019 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è passato da un ammontare pari a 43,6 unità fino ad un valore pari a 45,3 unità ovvero pari ad una variazione di 1,7 unità ovvero pari ad una variazione di 3,90%. Nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è cresciuto da un valore pari a 45,3 unità fino ad un valore pari a 48,4 unità ovvero pari ad una variazione di 3,1 unità pari ad un valore di 6,84%. Nel passaggio tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 48,4 unità fino ad un valore pari a 52,6 unità ovvero pari ad una variazione di 4,2 unità pari ad un valore di 8,68%. Nel passaggio tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è diminuito da un ammontare pari a 52,6 unità fino ad un valore pari a 51,5 unità ovvero pari ad una variazione di -1,1 unità pari ad un ammontare di -2,09%. In media il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL nel trimestri tra il Q1-2019 e Q3-2020 è stato pari ad un valore di 47,10 unità. Complessivamente tra il Q3-2020 ed il Q1-2019 il valore delle uscite totali al netto degli interessi rispetto al PIL è diminuito di un ammontare pari a 7,1 unità in valore assoluto ovvero pari ad un ammontare di 15,99%.

Indebitamento/PIL. Il valore dell’indebitamento rispetto al PIL tra il Q1-2019 ed il Q2-2019 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è diminuito da un valore pari a 6,5 unità fino ad un valore pari a 3,2 unità ovvero pari ad un ammontare di -3,3 unità pari ad una variazione del -50,77%. Il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è diminuito da un ammontare pari a 3,2 unità fino ad un valore pari a 2,8 unità ovvero pari ad una variazione di -0,4 unità pari ad una variazione di -12,50%. Nel passaggio tra il Q3-2019 ed il Q4-2019 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è diminuito da un ammontare pari a 2,8 unità fino ad un valore pari a 1,6 unità ovvero pari ad una variazione di -1,2 unità pari ad una variazione di -42,86%. Nel corso del 2019 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL era quindi in diminuzione nel passaggio dei vari trimestri del 2019. Tuttavia, a partire del primo trimestre del 2020 si verifica una crescita dell’indebitamento rispetto al PIL. Nello specifico nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 1,6 unità fino ad un ammontare pari a 9,8 unità ovvero pari ad una crescita di 8,2 unità pari ad un valore del 512,50%. Nel passaggio tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è previsto in crescita da un ammontare pari a 9,8 unità fino ad un valore pari a 10,5 unità ovvero pari ad un valore di 0,7 unità pari ad un ammontare di 7,14%. Nel passaggio tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è diminuito da un ammontare pari a 10,5 unità fino ad un valore pari a 10,1 unità ovvero pari ad una variazione di -0,4 unità fino ad un valore pari a -3,81%. Nel complesso il valore della variazione assoluta tra il Q3-2020 ed il Q1-2019 il valore dell’indebitamento è cresciuto di un ammontare pari a 3,6 unità ovvero pari ad un valore di 55,38%.

Conclusioni. Il valore delle uscite al netto degli interessi è cresciuto nel periodo tra il Q1-2019 ed il Q3-2020, tuttavia è assai più significativa la crescita dell’indebitamento rispetto al PIL. Infatti, il valore dell’indebitamento rispetto al PIL era significativamente diminuito nel corso del 2019 raggiungendo il minimo nel corso del Q4-2019 pari a 1,6. Successivamente nel corso del 2020 il valore dell’indebitamento rispetto al PIL è cresciuto significativamente fino ad arrivare ad un valore di 10,1.

[1] https://www.istat.it/it/archivio/252350

 

 

Cresce la Differenza tra Uscite ed Entrate Rispetto al PIL

La differenza tra uscite/PIL ed entrate/PIL è passata da un ammontare pari a 6,50 unità fino ad un valore pari a 10,10.

L’Istat[1] calcola l’andamento delle Entrate totali e delle uscite totali rispetto al PIL. I valori mostrano una crescita delle entrate ed una crescita anche delle uscite. Entrambi i fenomeni sono sostanzialmente da attribuire ad una riduzione del PIL anche se certamente la crisi del Covid ha incrementato l’andamento del numeratore del rapporto Uscite/PIL.

Entrate totali/PIL. Il valore delle Entrate Totali in percentuale del PIL è cresciuto nel periodo tra il Q1 del 2019 ed il Q3 del 2020. Nello specifico nel Q1 2019 il valore delle entrate totali sul PIL è stato pari ad un ammontare di 40,7. Nel passaggio tra il Q1 ed il Q2 il valore delle entrate totali sul PIL è passato da un ammontare pari a 40,7 fino ad un ammontare pari a 44,2 unità ovvero una crescita pari ad un valore di 3,5 unità pari ad una variazione percentuale di 8,60%. Nel passaggio tra il Q2-2019 ed il Q3-2019 il valore delle entrate totali sul PIL è passato da un ammontare pari a 44,2 unità fino ad un valore pari a 44,1 unità ovvero pari ad una variazione di -0,1 unità pari ad una variazione di -0,23%. Nel passaggio tra il Q3-2019 ed il Q4-2019 il valore delle entrate totali sul PIL è passato da un valore pari a 44,1 unità fino ad un valore pari a 47 unità ovvero pari ad una variazione di 2,9 unità equivalente ad una crescita del 6,58%. Nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore delle entrate totali sul PIL è diminuito da un valore pari a 47 fino ad un valore pari a 41,7 ovvero una riduzione pari a -5,3 unità pari ad una variazione di -11,28%. Nel passaggio tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore delle entrate totali rispetto al PIL è cresciuto da un valore pari a 41,7 unità fino ad un valore pari a 45,9 unità ovvero una variazione pari a 4,2 unità pari ad una crescita del 10,07%. Nel passaggio tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 il valore delle entrate totali rispetto al PIL è passato da un ammontare paria 45,9 unità fino ad un valore pari a 45,1 unità ovvero pari ad una variazione di 0,8 unità pari ad una riduzione di -1,74%. Complessivamente nel passaggio tra il Q1-2019 ed il Q3-2020 il valore delle entrate totali rispetto al PIL è cresciuto da un valore pari a 40,7 unità fino ad un valore pari a 45,1 unità ovvero pari ad una variazione di 4,4 unità pari ad una variazione di 10,81%.

Uscite totali/PIL. Il valore delle uscite totali rispetto al PIL è cresciuto significativamente nel periodo tra il Q1-2019 ed il Q3-2020. Nello specifico nel Q1-2019 il valore delle uscite totali rispetto al PIL è stato pari a 47,2 ed è successivamente cresciuto fino ad arrivare ad un valore di 47,4 unità ovvero pari ad un ammontare di 0,2 unità in valore assoluto pari ad una variazione percentuale di 0,42. Nel passaggio tra il Q2 ed il Q3 il valore delle uscite totali rispetto al PIL è passato da un valore pari a 47,4 unità fino ad un valore pari a 46,9 unità ovvero pari ad una variazione di -0,5 unità equivalente ad un valore di -1,05%. Nel passaggio tra il Q3 ed il Q4 il valore delle uscite totali rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 46,9 unità fino ad un valore pari a 48,6 unità ovvero pari ad un ammontare di 1,7 unità equivalente ad una variazione percentuale del 3,62%. Nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore delle uscite totali rispetto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 48,6 unità fino ad un valore pari a 51,4 unità ovvero pari ad una variazione di 2,8 unità pari ad un ammontare ovvero pari ad una variazione di 5,76%. Nel passaggio tra il Q4-2019 ed il Q1-2020 il valore delle uscite totali in rapporto al PIL è cresciuto da un ammontare pari a 48,6 unità fino ad un valore pari a 51,4 unità ovvero pari ad una variazione di 2,8 unità equivalente ad un ammontare di 5,76%. Nel passaggio tra il Q1-2020 ed il Q2-2020 il valore delle uscite totali in percentuale del PIL è cresciuto da un ammontare pari a 51,4 unità fino ad un valore pari a 56,3 unità ovvero apri ad una variazione di 4,9 unità pari ad un ammontare di 9,53%. Nel passaggio tra il Q2-2020 ed il Q3-2020 il valore delle uscite totali rispetto al PIL è diminuito da un valore pari a 56,3 unità fino ad un valore pari a 55,2 unità ovvero pari ad una variazione di -1,1 unità pari a -1,95%. Nel complesso il valore delle uscite in percentuale del PIL è cresciuto di 8 unità in valore assoluto ed di 16,95%.

Conclusioni. In sintesi, come evidente nei dati nel periodo tra il Q1-2019 ed il Q3-2020 il valore della crescita della differenza tra Uscite/PIL ed Entrate/PIL è cresciuto significativamente da un ammontare pari a 6,50 unità fino ad un valore pari a 10,10. Tale fenomeno è stato dovuto ad una crescita delle uscite in connessione alla crisi del Covid ed alla corrispondente riduzione del PIL che ci è venuta a creare per la medesima crisi. Tale condizione ha certamente peggiorato la dimensione della finanza pubblica con riferimento sia ai debito pubblico che al deficit pubblico. Certamente la ripresa del Prodotto Interno Lordo a seguito dell’introduzione del vaccino potrà comportare una riduzione di entrambi i rapporti e soprattutto una riduzione del rapporto tra uscite e PIL necessario per il conseguimento della stabilità finanziaria. Le crisi sono delle occasioni nelle quali in genere la spesa pubblica tende ad aumentare. Tuttavia, occorre sempre controllare che tale crescita delle uscite sia davvero necessaria, poiché anche nello scenario della crisi, s’annidano sprechi e inefficienze della spesa pubblica che riducono l’efficacia delle uscite a detrimento del bene pubblico e dei servizi resi ai cittadini.

 

 

 

 

 

[1] https://www.istat.it/it/archivio/252350