La Commissione della Decrescita

Il programma della nuova commissione Europea è fondato su alcuni punti essenziali ovvero:

  • Green new deal: si tratta di un programma ambizione che prevede la riduzione delle emissioni di CO2, ed un orientamento ambientalista che agisce sia sui consumi delle famiglie che sulla produzione delle imprese;
  • Questione alimentare e questione sanitaria: il riferimento è agli sprechi alimentari, però nel programma della nuova commissione europea vi è anche il riferimento alla lotta ai pesticidi e il potenziamento dell’economia circolare. Inoltre la commissione si propone di realizzare dei database di dati sanitari che possono essere utilizzati per prevenire e curare.
  • Digitalizzazione: è previsto un intervento normativo sull’intelligenza artificiale, il ruolo dei dati, e l’utilizzo degli algoritmi con metodologie eticamente corrette.

Si tratta certamente di un programma molto ricco e variegato, che tuttavia, nell’articolo citato in referenza, non viene per nulla sottoposto ad un vaglio critico, che pure è necessario, poiché tali politiche, nella realtà, presentano pure dei dark sides che manifestano il passaggio dell’Europa all’economia della decrescita, che potrebbe anche significare un abbandono dello scenario internazionale, ed una riduzione della tensione civilizzatrice che anche storicamente ha sempre caratterizzato il continente europeo. Pertanto si richiamano di seguito gli elementi sopra citati in misura critica.

The Dark Side of the Green New Deal. Esiste un Dark Side del Green New Deal e corrisponde sostanzialmente al fatto che la riduzione delle emissioni coincide sostanzialmente con la perdita del sistema industriale europeo. La fuoriuscita dell’Europa dall’industria, sia ben chiaro, non è il prodotto dell’orientamento della Commissione Europea che sta per insediarsi, quanto piuttosto il frutto del combinato disposto della crisi finanziaria del 2007 e della riallocazione dei capitali nel continente asiatico. Chiaramente la scelta della de-industrializzazione non è una vera scelta quanto piuttosto una condizione imposta dallo scenario internazionale che però può essere politicamente rivenduta come un orientamento green volto alla sostenibilità ambientale.

The Dark Side of Circular Economy. L’economia circolare viene da più parti sbandierata come una soluzione alla questione dell’inquinamento e delle esternalità negative che sono prodotte da una economia sempre più orientata all’accumulazione mercatistica. Tuttavia, è necessario dire che l’economia circolare non funziona per economie troppo grandi ovvero, per fare funzionare l’economia circolare è necessario una dimensione geografica medio-piccola. Certamente l’economia circolare può funzionare bene nelle tante valli d’Europa, per le città di dimensione ridotte, e per le aree rurali, dove la dinamica del chilometro zero può essere facilmente applicata senza particolari difficoltà. Tuttavia quando si cerca di applicare l’economia circolare ad intere nazioni oppure alle aree metropolitane densamente popolate si scoprono i limiti di questa dinamica, il consumo a chilometro zero diventa comunque impraticabile, e la perdita di valore dall’accumulazione di consumi irrazionali e sconsiderati diventa molto ampia. Quindi, bene l’economia circolare, pur mettendo in conto che per le città densamente popolate e per i territori eccessivamente ampi, l’economia circolare perde efficienza e diventa semplicemente uno strumenti alternativista rispetto al modello dominante.

The Dark Side of Artificial Intelligence Law. L’intelligenza artificiale, con il suo corredo di machine learning, big data e Iot, è diventato uno standard di produzione. Il che significa sostanzialmente che sia le imprese di produzione industriale che le aziende di servizi, e pure le pubbliche amministrazioni utilizzano in misura sempre più massiccia gli strumenti dell’intelligenza artificiale. Ne deriva pertanto che normare gli algoritmi, o l’intelligenza artificiale, rischia di essere la manifestazione di una “norma sulla produzione” di valore aggiunto. Le norme sulla produzione, quando vengono predisposte a livello politico sono molto rischiose, perché possono inibire i comportamenti degli investitori ed affievolire l’investimento nella tecnologia 4.0 che invece deve rinforzarsi se gli europei vogliono giocare un qualche ruolo nella nuova tech cold war tra Cina e USA. Sarebbe forse il caso di agire degli strumenti nuovi che siano per esempio quelli delle authorities oppure con forme di soft power e soft law per evitare di imbrigliare con delle norme sulla produzione, un settore che invece può essere essenziale sia per la generazione di valore aggiunto che per il benessere dei cittadini.

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In sintesi, bene il programma della nuova commissione europea, anche se si corre il rischio di far passare per scelta consapevole quella che è semplicemente la presa d’atto di una Europa che lascia il passo sulle questioni industriali,  che ripiega nell’economia circolare e arranca rispetto alla produzione di valore aggiunto con le nuove tecnologie assistendo inerte all’instaursi di un nuovo ordine mondiale.

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Reference:  “Quante sfide per la Commissione von der Leyen” del 26.11.19 di Nicola Scocchi e Edoardo Mancini pubblicato ne “Lavoce.info“. Link: https://www.lavoce.info/archives/62351/quante-sfide-per-la-commissione-von-der-leyen/
Podcast: Spreaker

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