La partecipazione alla società dell’apprendimento

In conclusione, come appare evidente, la società dell’apprendimento è positivamente associata ad ogni tipologia di categoria pure presente nel mercato del lavoro ovvero: occupati, disoccupati, persone con redditi minimi, e persone caratterizzate da deprivazione materiale. Solo nel caso dei poveri e degli esclusi socialmente si verifica una relazione priva di positività. Tale relazione che manca la positività è prodotta sostanzialmente dal fatto che i poveri e gli esclusi sono stralciati anche dal novero della disoccupazione, poiché essi, privi di motivazioni, hanno smesso di cercare lavoro. La società della conoscenza, l’economia della conoscenza, richiedono un orientamento all’apprendimento da parte della popolazione.

Tuttavia occorre considerare che anche l’economia della conoscenza ha i suoi fallimenti ed essi risiedono nella sottoproduzione del bene conoscenza e nello sviluppo di una economia dei servizi che si caratterizza per forme di precariato crescente e di orizzontalismo organizzativo che si oppongono allo sviluppo dei percorsi di carriera dei lavoratori.

Per un approfondimento clicca qui.

Il gender pay gap in Europa

In sintesi è il gender pay gap:

  • Cresce con l’inflazione;
  • Diminuisce con i salari minimi;
  • Diminuisce con la crescita della povertà e dell’esclusione sociale;
  • Cresce con la quota di persone tra i 18 e i 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione.

Il gender pay gap quindi è una dimensione della diseguaglianza che tende a crescere con il peggioramento delle condizioni economiche complessive e con la crescita del divario sociale. Tuttavia il gender pay gap può anche crescere in connessione ad alcuni elementi pure positivi per l’economia nel suo complesso, come per esempio accade per l’occupazione, che però non hanno la capacità di modificare le regole istituzionali del mercato. Infatti se un mercato tende discriminare le donne sotto il punto di vista reddituale, l’ulteriore crescita dell’occupazione avviene nella perpetuazione della differenza di genere sotto il punto di vista del gender pay gap.

Per risolvere il problema del gender pay gap è necessario intervenire con delle politiche del lavoro che innanzitutto portino al miglioramento della condizione dei lavoratori poveri ed in secondo luogo intervenga a livello qualitativo nelle varie tipologie di contratti. Tuttavia si pongono anche delle questioni assai rilevanti che riguardano il senso della diseguaglianza. Se infatti è accettata l’ipotesi dell’eguaglianza delle opportunità, ovvero la circostanza che tutti debbano partire da condizioni paritetiche, risulta oltremodo difficile garantire l’eguaglianza degli outputs ovvero operare affinchè tutti abbiano i medesimi risultati in termini economici. Occorre quindi modellare ulteriormente i contratti di lavoro per stabilire quel mix di incentivi e benefits, che possono comportare la crescita dell’effort e quindi anche un miglioramento degli outputs in grado di ridurre il gender pay gap.

Per un approfondimento clicca qui.

L’educazione terziaria in Europa

Il livello di istruzione terziaria:

  • Aumenta con la quota di persone tra i 18 e 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione nella fascia di età 20-64;
  • Cresce con il Pil pro-capite;
  • Diminuisce con le imposte correnti sul reddito e sulla ricchezza come percentuale del PIL.

Il policy maker, soprattutto per l’impatto crescente che le tecnologie informatiche hanno nell’interno del contesto produttivo e della vita associata, può aumentare il livello dell’istruzione terziaria per incrementare l’orientamento alla learning society, al life-long learning, e all’economia della conoscenza. Inoltre la crescita del livello dell’istruzione terziaria può anche avere un impatto positivo sulla capacità dei cittadini di vivere a piano di diritti democratici e della partecipazione attiva.

Per un approfondimento clicca qui.

L’occupazione in Europa

l livello dell’occupazione è associato come indicato di seguito:

  • In modo positivo nei confronti della tassazione sulla produzione e sulle importazioni;
  • In modo negativa alle imposte sul reddito e sulla ricchezza
  • In modo negativo alle prestazioni sociali pagate dalle amministrazioni;
  • In modo positivo alla produzione delle amministrazioni pubbliche in % del PIL.

Pertanto il policy maker ha degli strumenti di politica economica da utilizzare per evitare che lo strumento della tassazione venga ad essere utilizzato per ridurre il tasso di occupazione, fatta eccezione per le imposte sulle importazioni. Inoltre occorre intervenire nell’interno delle varie tipologie di contratti lavorativi per verificare quali tra questi necessitino effettivamente di forme di tutela che siano realizzate attraverso varie dinamiche.

Per un approfondimento clicca qui.

Povertà ed esclusione sociale in Europa

Il numero dei poveri e delle persone a rischio di esclusione sociale è destinato a crescere nel mondo occidentale ed in Europa. Tuttavia il tasso di crescita dei poveri potrebbe crescere ulteriormente in caso di crisi dell’Unione Europea, oppure in caso di crisi globale. La difficoltà maggiore nell’affrontare il tema della povertà consiste nel fatto che lo Stato è privo di risorse finanziarie, e che in prospettiva, la situazione finanziaria dello stato dovrebbe peggiorare in uno scenario di crescita economica prossimo allo zero. Tuttavia, solo una riforma dello stato potrebbe comportare la possibilità di risolvere tali problematiche. Occorre creare, attraverso delle modificazioni costituzionali, degli organismi che siano rivolti a realizzare delle politiche economiche di lungo periodo, ovvero delle politiche che siano rivolte sostanzialmente a controllare l’impatto di alcune variabili come per esempio il debito pubblico, la crescita economica, la distribuzione del reddito, e il numero dei poveri nel lungo periodo. Per risolvere problematiche di lungo periodo è necessario creare istituzioni di lungo periodo di rango costituzionale che siano in grado di valutare le politiche del governo ed evitare lo scadimento elettoralistico e shortermistico dell’esecutivo.

Per un approfondimento clicca qui.

Le determinanti del tasso di disoccupazione in Europa

L’industria 4.0 tende a relegare la componente umana ad una dimensione di inutilità. La robotica e l’intelligenza artificiale rischiano di essere dei job-killer molto raffinati in grado di fare saltare le relazioni che pure nel modello testato risultano essere significative. Allora occorre comprendere che il portato delle proposizioni economiche è legato alla contingenza dei dati. Le relazioni tra le variabili economiche possono cambiare, e la tecnologia della quarta rivoluzione industriale tende a relegare il capitale umano ad una dimensione di assoluta irrilevanza.

Per un approfondimento clicca qui.

 

Crescita, intervento pubblico e consumi in Europa

In conclusione è possibile sottolineare che le componenti della spesa pubblica tendono ad essere correlati negativamente con la crescita del prodotto interno lordo con eccezione degli investimenti di lungo periodo. Del resto anche i consumi delle famiglie crescono con il prodotto interno lordo pro capite. Ne deriva una sorta di naturale contrapposizione tra Stato e Mercato che purtuttavia non è di carattere ideologico, quanto piuttosto tecnicamente motivata dalla necessità di sopperire ai fallimento del mercato attraverso gli interventi pubblici in caso di crisi e invece, al contrario, lasciare spazio al mercato quando questo sembra performare bene.

Per un approfondimento clicca qui.

Il consumo di energia rinnovabile in Europa

In conclusione occorre considerare che molti paesi UE al 2017 avevano raggiunto gli obbiettivi dell’UE previsti nel 2020. Tra questi paesi vi sono l’Ungheria, la Romania, l’Italia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Lituania, la Finlandia, l’Estonia, la Svezia, la Danimarca, la Croazia, la Macedonia del Nord, l’Islanda e la Norvegia. Tuttavia vi sono anche molti paesi che al 2017 risultavano essere molto indietro rispetto agli obbiettivi UE ovvero l’Olanda con uno scostamento di -7,4, la Francia con -6,7, l’Irlanda con -5,35, il Regno Unito con -4,79, il Lussemburgo con -4,62 e la Polonia con -4,1. Occorre riflettere anche sulle motivazioni che possono comportare il mancato avvicinamento agli obbiettivi UE e tra questi certamente va considerato che molti dei paesi citati, ovvero l’Olanda, la Francia e il Regno Unito hanno degli interessi molto significativi nel settore degli idrocarburi e potrebbero essere abbastanza resistenti nel cambiamento del modello di approvvigionamento energetico della popolazione. Tuttavia poiché la domanda di idrocarburi tende a crescere a livello globale, come conseguenza del processo della globalizzazione e dell’industrializzazione dei paesi asiatici, è assai probabile che quegli stessi paesi realizzino una duplice politica caratterizzata da un orientamento green in patria e da un orientamento greed ovvero orientato ai profitti all’estero.

Certamente la questione ambientale appare come una delle questioni centrali nell’interno delle politiche economiche dei governi. La risoluzione della questione ambientale è tecnologicamente possibile. Tuttavia esistono delle resistenze, dovute agli interessi delle corporations, che sono difficili da eliminare e che del resto non potrebbero essere neanche compensati con interventi governativi vista la condizione della finanza pubblica di molti stati europei.

Ne deriva, che l’ambientalismo può essere davvero uno di quei temi intorno ai quali si può costruire una idea di Europa che possa essere vicina ai cittadini, agli interessi della popolazione e svolgere quel ruolo di mediazione politica e istituzionale tra mercato e bene comune che gli stati hanno dismesso e della quale purtuttavia le nazioni europee sentono il bisogno. E del resto la questione ambientale può anche offrire lo scenario per una Europa che sia in grado di affrontare le questioni epocali, quelle questioni che i singoli stai non riescono più ad affrontare e che invece nella civilizzazione europea possono trovare tutela e rappresentanza.

Per un approfondimento clicca qui.