La deprivazione materiale in Europa

In conclusione se si prende in considerazione un periodo sufficientemente lungo, come per esempio il periodo tra il 2005 ed il 2017, che comprenda anche una crisi finanziaria, si può verificare che vi sono dei winners e dei losers nella lotta alla deprivazione materiale. Alcuni paesi, infatti, hanno visto crescere la percentuale delle persone che vivono in deprivazione materiale e questi sono i losers. Altri paesi hanno invece diminuito la percentuale della popolazione in deprivazione materiale: si tratta dei winners. Tra i losers compaiono la Grecia, che ha visto crescere la percentuale della popolazione in deprivazione materiale dell’8,3% tra il 2005 ed il 2017, e l’Italia con un valore pari a 3,3%, seguite da Spagna 1%, Austria +0,2%, Irlanda +0,1% e Olanda +0,1%. Tuttavia vi sono anche dei winners: tra questi, i migliori sono i paesi dell’Est Europa, come per esempio la Slovacchia, che ha ridotto la percentuale delle persone in deprivazione materiale di un valore pari al 15,10%, la Lituania -20,2%, la Polonia -27,9 e la Lettonia con un valore pari a -28%. Tuttavia nel complesso la presenza di circa 34 milioni di europei che in vari paesi vivono in una condizione di deprivazione materiale pone la questione dell’Europa sociale e della creazione di un welfare che possa essere universalistico.

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Il consumo di energia rinnovabile in Europa

Certamente la questione ambientale appare come una delle questioni centrali nell’interno delle politiche economiche dei governi. La risoluzione della questione ambientale è tecnologicamente possibile. Tuttavia esistono delle resistenze, dovute agli interessi delle corporations, che sono difficili da eliminare e che del resto non potrebbero essere neanche compensati con interventi governativi vista la condizione della finanza pubblica di molti stati europei. Ne deriva, che l’ambientalismo può essere davvero uno di quei temi intorno ai quali si può costruire una idea di Europa che possa essere vicina ai cittadini, agli interessi della popolazione e svolgere quel ruolo di mediazione politica e istituzionale tra mercato e bene comune che gli stati hanno dismesso e della quale purtuttavia le nazioni europee sentono il bisogno. E del resto la questione ambientale può anche offrire lo scenario per una Europa che sia in grado di affrontare le questioni epocali, quelle questioni che i singoli stai non riescono più ad affrontare e che invece nella civilizzazione europea possono trovare tutela e rappresentanza.

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Crescita, intervento pubblico e consumi in Europa

In conclusione è possibile sottolineare che le componenti della spesa pubblica tendono ad essere correlati negativamente con la crescita del prodotto interno lordo con eccezione degli investimenti di lungo periodo. Del resto anche i consumi delle famiglie crescono con il prodotto interno lordo pro capite. Ne deriva una sorta di naturale contrapposizione tra Stato e Mercato che purtuttavia non è di carattere ideologico, quanto piuttosto tecnicamente motivata dalla necessità di sopperire ai fallimento del mercato attraverso gli interventi pubblici in caso di crisi e invece, al contrario, lasciare spazio al mercato quando questo sembra performare bene.

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Le determinanti del tasso di disoccupazione in Europa

Tuttavia le proposizioni che sono indicate sono parziali. Esse sono sottoposte ad un cambiamento in atto nel sistema produttivo che riguarda l’utilizzo della tecnologia. L’industria 4.0 tende a relegare la componente umana ad una dimensione di inutilità. La robotica e l’intelligenza artificiale rischiano di essere dei job-killer molto raffinati in grado di fare saltare le relazioni che pure nel modello testato risultano essere significative. Allora occorre comprendere che il portato delle proposizioni economiche è legato alla contingenza dei dati. Le relazioni tra le variabili economiche possono cambiare, e la tecnologia della quarta rivoluzione industriale tende a relegare il capitale umano ad una dimensione di assoluta irrilevanza.

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Povertà ed esclusione sociale in Europa

Il numero dei poveri e delle persone a rischio di esclusione sociale è destinato a crescere nel mondo occidentale ed in Europa. Tuttavia il tasso di crescita dei poveri potrebbe crescere ulteriormente in caso di crisi dell’Unione Europea, oppure in caso di crisi globale. La difficoltà maggiore nell’affrontare il tema della povertà consiste nel fatto che lo Stato è privo di risorse finanziarie, e che in prospettiva, la situazione finanziaria dello stato dovrebbe peggiorare in uno scenario di crescita economica prossimo allo zero. Tuttavia, solo una riforma dello stato potrebbe comportare la possibilità di risolvere tali problematiche. Occorre creare, attraverso delle modificazioni costituzionali, degli organismi che siano rivolti a realizzare delle politiche economiche di lungo periodo, ovvero delle politiche che siano rivolte sostanzialmente a controllare l’impatto di alcune variabili come per esempio il debito pubblico, la crescita economica, la distribuzione del reddito, e il numero dei poveri nel lungo periodo. Per risolvere problematiche di lungo periodo è necessario creare istituzioni di lungo periodo di rango costituzionale che siano in grado di valutare le politiche del governo ed evitare lo scadimento elettoralistico e shortermistico dell’esecutivo.

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L’occupazione in Europa

Pertanto il policy maker ha degli strumenti di politica economica da utilizzare per evitare che lo strumento della tassazione venga ad essere utilizzato per ridurre il tasso di occupazione, fatta eccezione per le imposte sulle importazioni. Inoltre occorre intervenire nell’interno delle varie tipologie di contratti lavorativi per verificare quali tra questi necessitino effettivamente di forme di tutela che siano realizzate attraverso varie dinamiche.

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L’educazione terziaria in Europa

Il policy maker, soprattutto per l’impatto crescente che le tecnologie informatiche hanno nell’interno del contesto produttivo e della vita associata, può aumentare il livello dell’istruzione terziaria per incrementare l’orientamento alla learning society, al life-long learning, e all’economia della conoscenza. Inoltre la crescita del livello dell’istruzione terziaria può anche avere un impatto positivo sulla capacità dei cittadini di vivere a piano di diritti democratici e della partecipazione attiva.

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Il gender pay gap in Europa

Per risolvere il problema del gender pay gap è necessario intervenire con delle politiche del lavoro che innanzitutto portino al miglioramento della condizione dei lavoratori poveri ed in secondo luogo intervenga a livello qualitativo nelle varie tipologie di contratti. Tuttavia si pongono anche delle questioni assai rilevanti che riguardano il senso della diseguaglianza. Se infatti è accettata l’ipotesi dell’eguaglianza delle opportunità, ovvero la circostanza che tutti debbano partire da condizioni paritetiche, risulta oltremodo difficile garantire l’eguaglianza degli outputs ovvero operare affinchè tutti abbiano i medesimi risultati in termini economici. Occorre quindi modellare ulteriormente i contratti di lavoro per stabilire quel mix di incentivi e benefits, che possono comportare la crescita dell’effort e quindi anche un miglioramento degli outputs in grado di ridurre il gender pay gap.

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La partecipazione alla società dell’apprendimento

In conclusione, come appare evidente, la società dell’apprendimento è positivamente associata ad ogni tipologia di categoria pure presente nel mercato del lavoro ovvero: occupati, disoccupati, persone con redditi minimi, e persone caratterizzate da deprivazione materiale. Solo nel caso dei poveri e degli esclusi socialmente si verifica una relazione priva di positività. Tale relazione che manca la positività è prodotta sostanzialmente dal fatto che i poveri e gli esclusi sono stralciati anche dal novero della disoccupazione, poiché essi, privi di motivazioni, hanno smesso di cercare lavoro. La società della conoscenza, l’economia della conoscenza, richiedono un orientamento all’apprendimento da parte della popolazione. Tuttavia occorre considerare che anche l’economia della conoscenza ha i suoi fallimenti ed essi risiedono nella sottoproduzione del bene conoscenza e nello sviluppo di una economia dei servizi che si caratterizza per forme di precariato crescente e di orizzontalismo organizzativo che si oppongono allo sviluppo dei percorsi di carriera dei lavoratori.

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I lavoratori del settore dello sport in Europa

Il settore dello sport tende a crescere nei vari paesi europei nel periodo considerato anche se vi sono alcuni paesi che hanno fatto segnare una riduzione. I losers del mercato sono Belgio con un -1,67%, l’Austria con -3,98%, la Romania con -5,26%, Cipro con un valore pari a -24,24%, e la Francia con un valore pari a -34,22%. In modo particolare la condizione risulta essere molto grave per il mercato in riduzione di oltre 1/3. Il settore dello sport tende ad essere in crescita anche per le sue connessioni con il mondo wellness e dei servizi alla persona, un settore che offre occupazione nei paesi a reddito elevato.

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