La società dell’apprendimento per Stiglitz e Greenwald

L’omaggio ad Arrow diviene l’occasione per un ripensamento del modello di Solow e delle istituzioni in grado di generare una società dell’apprendimento

 “Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio allo sviluppo ed al progresso sociale” è un libro scritto da Joseph E. Stiglitz e Bruce C. Greenwald, edito da Einaudi nel 2018. Il libro in realtà è stato pubblicato nel 2014 dalla Columbia University Press con il titolo “Creating a Learning Society: A new Approach to Growth, Development, and Social Progress. Reader’s Edition”. Il libro nella edizione italiana è costituito da 457 pagine. Il libro si compone di una introduzione, di una prima parte e di una seconda parte.

Introduzione. Nell’introduzione si fa riferimento alle motivazioni che hanno spinto gli autori a realizzare il libro ovvero la celebrazione dell’attività scientifica ed accademica di John Kenneth Arrow presso la Columbia University. Tuttavia secondo quanto indicato da Stiglitz e Greenwald, il lavoro di Arrow può essere compreso soltanto considerando quelli che sono gli sviluppi della teoria economica per come questa è stata analizzata anche considerando il modello di crescita economica sviluppato da Solow. Sicché il riferimento a Solow costituisce il contesto culturale e scientifico nell’ambito del quale si inserisce l’opera di Arrow relativamente all’economia della conoscenza. In effetti Solow nel suo modello economico del 1956 aveva introdotto il ruolo del capitale umano per la crescita di lungo periodo. Arrow negli articoli pubblicati nel 1962 aveva fatto riferimento al ruolo dell’attività di ricerca e sviluppo e aveva introdotto il concetto di learning by doing. Stiglitz e Greenwald si ispirano al concetto di learning by doing nella creazione di una società dell’apprendimento nell’interno dei processi di crescita e di sviluppo dell’economia.

Parte prima-Concetti fondamentali ed analisi. La prima parte è composta da 8 capitoli ed affronta la questione del ruolo dell’apprendimento per lo sviluppo economico.  

Il primo capitolo è intitolato “la rivoluzione dell’apprendimento”. Gli autori considerano il progresso come composto da due elementi ovvero la componente dello stock del capitale e la componente della tecnologia. Lo stock di capitale può essere accumulato. Tuttavia la possibilità di realizzare una crescita dell’efficienza degli investimenti, ovvero dello stock di capitale, dipende sostanzialmente dal ruolo della tecnologia, la quale è sviluppata attraverso il capitale umano. La conoscenza, e quindi l’apprendimento, giocano un ruolo fondamentale nel fare in modo che il capitale umano, possa aumentare nel lungo periodo l’efficienza degli investimenti. E nel lungo periodo l’unico modo per consentire la crescita economica consiste nella capacità del capitale umano di innovare attraverso la ricerca e sviluppo le attività di produzione. In questo senso gli autori riconoscono ad Arrow il fatto di avere consentito di individuare delle soluzioni alla questione dello sviluppo del capitale umano attraverso l’introduzione della teoria del learning by doing. Il learning by doing ed i processi di ricerca e sviluppo non sono solo importantio per i singoli settori di attività economica, quanto piuttosto sono importanti in senso ampio, per gli effetti degli spillovers, ovvero per la presenza di effetti orizzontali che tra i vari settori di attività economica. Ovvero il fatto che una innovazione viene ad essere introdotta in un determinato settore in realtà produce delle tecnologie e delle conoscenze che possono essere impiegate anche in altri settori affini, grazie agli effetti del tipo spillover. Tuttavia il passaggio all’economia della conoscenza ed alla società dell’apprendimento non è rilevante soltanto con riferimento alla questione della crescita economica, quanto piuttosto essa rileva anche con riferimento al benessere complessivo della popolazione. Infatti il passaggio alla società dell’apprendimento ha migliorato gli standard di vita della popolazione sia nel mondo occidentale sia nel mondo asiatico con effetti positivi sull’istruzione, la salute, l’ordine pubblico. Tuttavia possono esistere dei limiti del mercato all’accumulazione delle conoscenze e all’apprendimento, sia perché il mercato non premia le innovazioni, sia perché le imprese sottoposte ad una concorrenza elevata hanno pochi incentivi ad innovare ed anche perché i monopolisti potrebbero creare un meno innovazioni di quanto sarebbe ottimale.

Pertanto è necessario l’intervento del governo per evitare che le imprese producano conoscenza in misura inferiore rispetto a quanto richiesto dal mercato. Gli autori pertanto cercano di modellare delle politiche economiche in grado di produrre una società dell’apprendimento. Stiglitz e Greenwald sottolineano che l’intervento governativo in materia di apprendimento è necessario anche se le modalità di esecuzione possono essere sottoposte a discernimento. Gli autori inoltre fanno anche riferimento alla teoria del vantaggio comparato la quale viene considerata criticamente. La teoria del vantaggio comparato sostiene che ciascun paese dovrebbe semplicemente specializzarsi nel prodotto o servizio che risulta avere maggiore impatto nel mercato. Seguendo la teoria del vantaggio comparato tuttavia la Corea del Sud sarebbe rimasto un paese produttore di riso e non avrebbe mai avuto accesso al capitalismo industriale delle aziende informatiche. Se infatti la Corea del Sud ha potuto evolversi è perché essa ha accettato la sfida dell’economia della conoscenza e della società dell’apprendimento trasformando il proprio sistema di produzione, grazie alle tecnologie e alla formazione del capitale umano.

Capitolo II- L’importanza dell’apprendimento. Nel secondo capitolo si fa riferimento al ruolo delle politiche di liberalizzazione e di internazionalizzazione come strategie per orientare i paesi in via di sviluppo nei confronti della crescita. Nel capitolo si sottolinea che uno dei problemi dei paesi in via di sviluppo consiste nella difficoltà di utilizzare le tecnologie esistenti per potenziare la crescita economica. L’intendo degli autori è dimostrare che in genere le economie sotto-producono, ovvero mancano di utilizzare quelle che sono le possibilità di produzione esistenti. La sottoproduzione riguarda sia le economie in via di sviluppo che le economie sviluppate. Le imprese e le organizzazioni economiche pure quando operano nell’interno di economie sviluppate hanno difficoltà ad operare al limite della frontiera tecnologica ed anzi tendono ad operare ben al di sotto della stessa. Pertanto esisterebbe un tendenziale orientamento a ridurre le innovazioni e la ricerca e sviluppo se non in forme che siano effettivamente promozionate. L’unica possibilità per incrementare il tasso di innovazione consiste allora nella realizzazione di politiche governative a sostegno della ricerca e dello sviluppo che riescano ad operare come delle forze in grado di orientare le imprese non soltanto alla crescita di lungo periodo ma anche all’utilizzo efficiente delle risorse economiche. La società dell’apprendimento quindi è una soluzione alla sotto-produzione cronica in quanto pone il capitale umano nella condizione di poter innovare e ottimizza le risorse esistenti.

Capitolo Terzo “Una economia dell’apprendimento”. Gli autori pongono la questione dei diritti di proprietà intellettuale e di come questi vengono effettivamente utilizzati per ottenere utili. Tuttavia l’economia dell’apprendimento deve innanzitutto focalizzare l’attenzione su quello che bisogna apprendere ovvero porre i sistemi economici nella possibilità di poter ottimizzare l’utilizzo degli input, ottenendo degli output superiori a parità di condizioni. Tuttavia l’apprendimento non si esaurisce nella produzione di beni e di servizi. L’apprendimento riguarda anche le istituzioni e la politica economica. I paesi devono imparare a realizzare delle politiche economiche e a governare le istituzioni attraverso la realizzazione di processi caratterizzati da learning by doing. Il processo di apprendimento diventa quindi totalizzante, e gli autori presagiscono il passaggio dal “learning by doing” al “learning by learn”. Tuttavia l’apprendimento è anche relazionale, ed allora è anche importante “imparate dagli altri” attraverso l’acquisizione della conoscenza tacita o implicita. Lo sviluppo delle conoscenze tacite è complesso. Per esempio nel caso di elevato turnover aziendale i lavoratori che cambiano azienda portano con sé anche le conoscenze sviluppate e per tale via procedono a trasmettere delle conoscenze tacite, implicite, innestate nell’esercizio dell’attività professionale. Tuttavia se l’apprendimento riguarda lo sviluppo di attività produttive allora si pone la questione del libero commercio: i paesi devono aprirsi all’internazionalizzazione e quindi o chiudersi in una visione protezionistica? L’internazionalizzazione riduce infatti la capacità produttiva dei paesi che acquistano prodotti piuttosto che produrli, laddove invece la dimensione del protezionismo potrebbe essere assai più compatibile con quella di un paese che vuole realizzare dei processi di apprendimento attraverso lo stimolo della produzione di beni e di servizi. Gli autori inoltre considerano per apprendimento il complesso delle attività costituite dall’informazione e dall’interpretazione delle informazioni. Apprendimento è quindi anche capacità critica di utilizzo delle informazioni presenti circa la capacità di produzione che vengono ad essere esercitate nell’azione. Gli autori analizzano una serie di questioni sintetizzate di seguito:

  1. Capacità di apprendimento: viene considerata come una funzione dell’istruzione. Tuttavia l’istruzione non riesce effettivamente a testare la capacità di apprendimento se per apprendimento si intende il learning by doing o l’imparare dagli altri. L’istruzione infatti consentirebbe al massimo di ottenere dei risultati nel learning to learn. Gli autori sembrano pertanto suggerire un sistema misto costituito dal mix tra learning by doing, come esperienza produttiva, learning to learn, nell’interno delle istituzioni formative e learning from other, come dimensione sociale e comunitaria dell’impegno alla generazione di valore aggiunto.
  2. Accesso alle conoscenze: si tratta di un elemento essenziale per attivare l’economia dell’apprendimento. La possibilità di accedere alle conoscenze è stata riconosciuta dal movimento informatico dell’open source, dalle università e dal sistema della ricerca scientifica. Tuttavia esistono ancora delle limitazioni all’accesso delle conoscenze che sono in genere coincidenti con la struttura dei monopoli, degli oligopoli, o delle riserve di legge stabilite per esempio in favore degli ordini professionali.
  3. Catalizzatori dell’apprendimento: si tratta di particolari innovazioni che attivano processi di apprendimento nell’interno della società. Per esempio internet ha modificato il processo di produzione di valore aggiunto operando come un potente catalizzatore dell’apprendimento.
  4. Contatti che possono catalizzare l’apprendimento: si tratta di un insieme di relazioni che possono essere predisposte in un paese oppure in un settore di attività economica ed anche nell’interno di una impresa. Tuttavia fanno anche riferimento a delle relazioni che possono riguardare varie istituzioni come per esempio accade nel caso delle relazioni tra istituti di ricerca, università ed imprese. Le reti di conoscenza tuttavia hanno degli effetti paradossali, perché se da un certo punto di vista uniscono persone che hanno interessi simili dall’altro lato operano anche come delle forze che allontanano e respingono persone e organizzazioni che sono lontane dal medesimo ambito di apprendimento. E allora anche la dimensione della diffusione e della comunicazione della conoscenza richiede un certo intervento di politica economica per incrementare il trasferimento tecnologico tra i settori e alla popolazione.
  5. Quadri cognitivi: si tratta di una condizione generale di contesto, il quale opera come uno stimolo nei confronti dello sviluppo di una economia dell’apprendimento. Gli autori citano l’illuminismo come quadro cognitivo di riferimento per lo sviluppo di una economia dell’apprendimento nell’interno di una società della conoscenza.
  6. Un ambiente favorevole all’apprendimento: l’ambiente favorevole all’apprendimento riguarda soprattutto la relazione esistente tra competitività del mercato, grado di meritocrazia presente nell’interno delle organizzazioni economiche e propensione al cambiamento. Nell’interno delle economie molto competitive esistono incentivi scarsi all’apprendimento, poiché le persone sono impegnate nel tentativo di sopravvivere e hanno energie scarse da dedicare all’innovazione tecnologica. Del resto le società prive di meritocrazia non ripagano gli sforzi compiuti dagli individui e dalle organizzazioni per realizzare il cambiamento e quindi per il tramite di questa via essere scoraggiano la possibilità di innovazione. E del resto le società burocratizzate che hanno un atteggiamento contrario nei confronti del cambiamento potrebbero di fatto ridurre la tensione all’innovazione e quindi essere orientate alla sotto-produzione.

L’apprendimento  produce dei vantaggi i quali tuttavia vengono ad essere posti in relazione con la dimensione geografica. La localizzazione dell’apprendimento ha un ruolo decisivo nel condannare o nell’emancipare i territori economici. L’apprendimento necessita di vicinanza, di prossimità. Tuttavia i maggiori vantaggi in termini di apprendimento derivano dalla realizzazione di attività che riguardano applicazione di tecnologie nuove che per definizione sono distanti sia sotto il punto di vista geografico che culturale, rispetto alla dimensione della produzione locale. E allora i territori sono chiamati a fare una scelta se accettare la sfida dell’apprendimento e quindi sostenere i costi dell’apprendimento potenziati dalla distanza oppure se frequentare la prossimità con dei rischi molto significativi in termini di posizionamento strategico. I paesi che vogliono crescere dovrebbero abbandonare l’apprendimento di prossimità per incorrere nei rischi del trasferimento tecnologico strategico.

Tuttavia vi sono anche degli ostacoli all’apprendimento i quali consistono in:

  • Percezioni deviate: sono storie alle quali le persone e le comunità possono credere, attraverso dei processi di auto-convinzione e che possono ridurre il tasso di innovazione. La convinzione per esempio che certi meccanismi di produzione siano effettivamente corretti, o la conservazione di metodologie produttive, potrebbe comportare una riduzione dell’attenzione all’innovazione, con un decadimento definito nel senso della società dell’apprendimento.
  • Sistemi di credenze come costrutti sociali: costituiscono l’insieme delle tensioni ideali, delle previsioni e strategie delle imprese. La globalizzazione spinge le imprese a confrontarsi e taluni sistemi di credenze possono essere più utili di altri per sostenere l’innovazione tecnologica ed il progresso scientifico e della conoscenza orientando la società nei confronti dell’apprendimento. Tuttavia è probabile che i sistemi di credenze sociali vengano selezionati per la loro capacità di essere orientati a sostenere l’innovazione.
  • Quadri cognitivi e di apprendimento: se taluni quadri cognitivi come l’illuminismo hanno orientato la società nei confronti della crescita dell’innovazione altri quadri potrebbero ostacolare il flusso delle scoperte scientifiche e tecnologiche. Occorre quindi valutare, se nelle aree geografiche interessate dai fenomeni di crescita e sviluppo, e nelle comunità produttive, persistano taluni quadri cognitivi che si pongano in condizione di discontinuità nei confronti dell’innovazione tecnologica.
  • Ostacoli alla trasmissione delle conoscenze: la conoscenza deve essere trasmessa. Tuttavia se la conoscenza genera profitto essa viene secretata. Secretare la conoscenza genera un output sociale sub-ottimale impedendo di fatto una società dell’apprendimento.

Se quindi esistono dei limiti all’apprendimento allora sono necessari degli incentivi. I ricercatori e gli innovatori nell’interno delle imprese rispondono a due diverse tipologie di incentivo: monetari e riconoscimento dei colleghi. Tuttavia i brevetti potrebbero limitare la società della conoscenza. Esistono quindi delle contraddizioni. L’ottimalità vorrebbe che si creasse una società dove le persone generassero conoscenza, tuttavia la massimizzazione del profitto contrasta con la diffusione delle conoscenze. Il risultato è una cronica sotto-produzione di innovazione, conoscenza e tecnologia pure in presenza di incentivi e diritti di proprietà. L’esistenza di trade-offs opera però anche nella dimensione temporale. Nel breve periodo infatti è necessario produrre apprendimento tecnico-specifico. Nel lungo periodo e nel periodo di transizione la dimensione più ampia della conoscenza potrebbe essere maggiormente efficiente. Gli autori concludono il terzo capitolo, sottolineando che la scelta strategica dell’apprendimento dipende anche dalle condizioni delle imprese e dei paesi. Le metodologie dell’apprendimento per imprese che utilizzano la conoscenza presente nell’interno del mercato sono diverse rispetto alle metodologie di apprendimento delle imprese che hanno l’intenzione di spingere oltre la frontiera della conoscenza. Quindi le strategie aziendali e le politiche economiche dell’apprendimento devono essere considerate avendo attenzione per le caratteristiche specifiche dei paesi, delle organizzazioni produttive e dei contesti operativi.

Capitolo quarto “Creare un’impresa e un ambiente di apprendimento”. Gli autori si chiedono quali sono le istituzioni, le politiche economiche e gli orientamenti culturali che sono in grado di promozionare una impresa ed un ambiente di apprendimento. Gli autori riflettono su quelle che sono le condizioni macroeconomiche che permettono di creare una società dell’apprendimento. Esiste chiaramente un valore anticiclico della spesa in ricerca e sviluppo che tende a crescere quanto il PIL cresce e tende a ridursi in modo più che proporzionale quando il PIL si riduce. Del resto anche la competitività sembra essere associata ad una riduzione del valore della spesa in Ricerca e Sviluppo. Le imprese che sono impegnate nella darwiniana lotta per la sopravvivenza mancano di fare investimenti in ricerca e sviluppo. Le implicazioni di politica pubblica che sono utili alla crescita economica sono allora politiche di stabilizzazione del ciclo economico che riducono gli effetti di liberalizzazione e di privatizzazione per favorire una maggiore funzione protezionistica.

Capitolo V “struttura di mercato, benessere collettivo e apprendimento”. Gli autori partono dall’analisi del modello dell’innovazione di Schumpeter. Schumpeter considerava la presenza del monopolio come un fatto positivo per l’innovazione, così come riteneva che anche la concorrenza delle imprese per accaparrarsi dei mercati contendibili avrebbe generato una tensione nei confronti dell’innovazione. Tuttavia gli autori sono contrari alla visione di Schumpeter sia perché essi ritengono che il monopolio sotto-produca innovazione, sia perché essi ritengono che l’eccesso di competitività distragga le imprese dall’innovare e le getti alla disperata ricerca di profitto ottenuto con l’adeguamento continuativo alle tecnologie esistenti. Il monopolista intende conservare il proprio potere di mercato. Il monopolista tende ad innovare in misura sub-ottimale. Del resto anche il mercato caratterizzato da piena contendibilità è privo di innovazione. Pertanto affinché l’innovazione fiorisca è necessario eliminare sia la dimensione monopolistica sia la dimensione del mercato perfettamente contendibile. Inoltre anche i mercati con barriera all’entrata possono scoraggiare l’innovazione dei nuovi entranti, così come anche la brevettazione potrebbe essere un limite nei confronti delle scoperte scientifiche e tecnologiche. Pertanto se è vero che le imprese di grandi dimensioni possono accedere più facilmente alla ricerca, è pure vero che nei mercati contendibili è necessario che lo stato investa per consentire alle imprese di innovare. Inoltre lo Stato deve intervenire anche per correggere il comportamento predatorio di talune imprese che possono impedire a nuove attività economiche di entrare nell’interno del mercato. Occorrono quindi delle politiche attive e degli incentivi per controllare che il mercato non sia monopolistico, né in concorrenza perfetta e che neanche sia organizzato attraverso la presenza di interdizioni all’ingresso.

Capitolo VI-Economia del Benessere e concorrenza schumpeteriana. Gli autori cercano di confutare l’idea schumpeteriana ripresa dall’economia neo-classica dell’efficienza dei mercati concorrenziali caratterizzati da innovazione endogena. In realtà i mercati lasciati a se stessi mancano di produrre un grado di conoscenza ed innovazione che possa essere considerato come efficiente per il bisogno di innovazione tale da consentire alle imprese di spostare il tasso di crescita di lungo periodo per il tramite della crescita del rendimento degli stock di capitale. Il capitolo affronta in modo particolare le proprietà distintive della conoscenza ovvero:

  • La conoscenza come bene pubblico: la conoscenza è un bene pubblico caratterizzato dalla compresenza tra esternalità positive e assenza di rivalità del consumo.
  • Imperfezioni della concorrenza: l’innovazione tende a creare un vantaggio competitivo e pertanto essa delinea dei mercati che sono lontani dalla concorrenza perfetta. In presenza di spillovers imperfetti le imprese tenderanno a concentrare la conoscenza per acquisire potere di mercato con un effetto ridotto sulla produzione di innovazione.
  • Mercati del rischio e del capitale imperfetti: l’innovazione per definizione è rischiosa. Il mercato potrebbe essere privo di strumenti in grado di garantire il finanziamento di innovazione in mancanza di una adeguata valutazione del rischio.

Gli autori si soffermano sulle motivazioni che generano mercati imperfetti nel senso della produzione di innovazione.

   
Remunerazioni private e ritorni sociali Il ritorno privato dell’innovazione realizzato da un monopolista tende ad essere basso in presenza per di prodotti me too ovvero prodotti aventi le medesime caratteristiche di quelli coperti da copyright eppure ottenuti con metodologie alternative. In questo caso il monopolista non verrebbe remunerato per i costi della propria ricerca. Quindi sia nel caso del monopolista che restringe l’offerta, sia nel caso del mercato che produce prodotti me too, vi sono delle inefficienze nel compensare i vantaggi privati ed i vantaggi sociali i quali sono sostanzialmente disallineati.
Fallimenti di coordinamento L’industria dell’innovazione richiede l’attivazione di una attività di coordinamento. Il coordinamento dovrebbe essere realizzato dal mercato attraverso i prezzi. I prezzi dovrebbero contenere le informazioni. Tuttavia in presenza di segretezza e di asimmetria informativa i prezzi nel mercato dell’innovazione sono privi di rappresentatività. La capacità delle imprese di accedere al coordinamento per il tramite dell’azione sui prezzi risulta essere allora nulla. E del resto nessuna impresa ha la capacità per poter portare avanti il complesso dei progetti di ricerca di un determinato settore di attività. Il risultato totale della mancanza di coordinamento consiste sia in una struttura dei prezzi deviata sia nella sotto-produzione di innovazione.
Interazioni tra i fallimenti di mercato I fallimenti legati ai mercati concorrenziali si sommano ai fallimenti dell’apprendimento. Ne deriva una economia caratterizzata da barriere all’entrata e mancanza di incentivi all’innovazione orientata alla sotto-produzione.
Teoria del secondo best e finanziamento dell’innovazione. Il mercato è imperfetto nella produzione di innovazione. Il monopolio sotto-produce ed anche il sistema dei brevetti è inefficiente in quanto limita l’accesso alle conoscenze. Occorre allora un mix di politiche economiche fatte di incentivi, brevettazione e regolamentazione per evitare che il mercato produca un valore dell’innovazione ridotto.

 

 

 

 Il capitolo VII- “l’apprendimento in una economia chiusa”. E un capitolo nel quale gli autori affrontano il tema di quelle che possono essere le politiche economiche che possono incrementare il ruolo dell’apprendimento ed in modo particolare dell’economia della conoscenza. Gli autori fanno riferimento anche in questo caso alle contrapposizioni che esistono tra il monopolio e il sistema concorrenziale. In modo particolare gli autori mettono in risalto che il monopolio tende ad avere degli incentivi ridotti rispetto alla possibilità di produrre l’innovazione necessaria mentre dall’altro lato esiste una difficoltà delle imprese operanti nell’economia concorrenziale a procedere alla realizzazione di innovazione. Esiste quindi un duplice gioco a somma zero: tra monopolio e innovazione e tra concorrenza ed innova zione. Le politiche economiche possono intervenire per rimuovere tali contrapposizioni.

 

Capitolo VIII- La testi della protezione di un’economia nascente: la politica commerciale in un ambiente di apprendimento. Gli autori criticano fortemente la presenza di politiche economiche commerciali legate alla dimensione del libero scambio. Infatti secondo gli autori esisterebbe una contrapposizione tra il libero scambio e gli spillovers. In modo particolare se effettivamente gli spillovers sono positivi per una economia e per le istituzioni è necessario intervenire con delle politiche economiche protezionistiche le quali sono in grado difendere quei settori di attività economica. Quindi Stiglitz e Greenwald mettono in risalto il fatto che il settore dell’economia della conoscenza richiede necessariamente un elemento di politica economica di protezione.

 

Parte Seconda.

 

Capitolo IX- Il ruolo delle politiche industriali e commerciali nella creazione di una società dell’apprendimento. Gli aiutori riprendono la questione delle politiche economiche per realizzare una società dell’apprendimento. Gli autori in modo particolare si soffermano sui paesi in via di sviluppo. Vi sono due diverse tipologie di paesi in via di sviluppo ovvero i paesi che sono usciti vincitori dalla sfida del progresso ed i paesi che quella sfida l’hanno persa. Tuttavia in entrambi i casi sia il successo che la sconfitta non sono arrivati dalla liberalizzazione, quanto piuttosto dal fatto che i paesi hanno esportato, ovvero hanno realizzato una produzione in termini di beni e di servizi. Infatti secondo gli autori, e nella logica del learning by doing, l’unica possibilità per l’impresa di realizzare dei vantaggi economici che possano essere durevoli. Le politiche economiche favorevoli all’apprendimento sono quindi politiche del learning by doing, che stimolano i paesi alla produzione e all’esportazioni, anche superando quelli che sono i limiti presenti nell’interno della dinamica del vantaggio comparato.

 

Capitolo X- Politica finanziaria e creazione di una società dell’apprendimento. Gli autori si soffermano in modo particolare sul ruolo delle liberalizzazioni nel mercato finanziario, sulle politiche della liberalizzazione del mercato dei capitali, sulla possibilità di disegnare delle politiche finanziamento che siano in grado di sviluppare la società dell’apprendimento. Stiglitz e Greenwald fanno riferimento soprattutto alla dimensione del disallineamento tra obbiettivi sociali della finanza e ritorni individuali. In effetti le politiche economiche dovrebbero proteggere le economie dagli attacchi speculativi dei mercati finanziari che potrebbero eliminare ogni possibilità di realizzazione di una società dell’apprendimento.

 

 

Capitolo XI- Politiche macroeconomiche e di investimento per una società dell’apprendimento. Gli autori mettono in evidenza il fatto che la liberalizzazione del mercato dei capitali può avere un effetto destabilizzante per lo sviluppo di una economia dell’apprendimento. Inoltre anche il tasso di cambio ha un impatto sulla capacità del sistema economico di essere produttivo nel senso dell’apprendimento. Inoltre gli autori affrontano anche il tema degli investimenti esteri nell’economia di un paese e del ruolo degli investimenti pubblici. Gli autori sottolineano il rischio delle crisi finanziarie e delle relative politiche macro-economiche nello destabilizzare l’economia e nel rendere difficile performare la società dell’apprendimento. La società dell’apprendimento infatti necessita assolutamente di un modello di politica economica che sia più orientato alla dimensione del protezionismo piuttosto che all’aggressività dei mercati finanziari internazionali.

 

Capitolo XII-La proprietà intellettuale. Gli autori affrontano il tema della proprietà intellettuale e di come questa effettivamente possa essere uno strumento che rende difficile lo sviluppo della società dell’apprendimento. Anche in questo capitolo come in altri precedentemente analizzati gli autori si pongono in dialogo con la teoria di Schumpeter. Schumpeter infatti è stato un sostenitore del ruolo delle brevettazione sostenendo che i brevetti dessero maggiori opportunità di investimento alle imprese che si sarebbero sentite maggiormente tutelate. Tuttavia gli autori criticano fortemente il sistema della brevettazione per motivi che sono ambivalente: ovvero talvolta la brevettazione offre un eccesso di protezione e quindi scoraggia gli spillovers, altre volte la brevettazione è inutile poiché le imprese operano con meccanismi come quelli del me too, ovvero con delle possibilità di realizzare gli stessi prodotti brevettati in modalità alternative. Inoltre la brevettazione risulta essere problematica nei progetti complessi, quando le imprese devono acquistare un mix di brevetti per poter realizzare dei prodotti o dei servizi. In questo caso si viene quindi a creare una sorta di limite all’ingresso per le imprese ed il brevetto scoraggia l’innovazione ed il valore aggiunto. Gli autori pertanto non sono contrari ai brevetti, ne caldeggiano solo la riforma in senso più prossimo alla società dell’apprendimento.

 

Capitolo XIII- Trasformazione sociale e creazione di una società dell’apprendimento. Gli autori svolgono in questo capitolo alcune considerazioni importanti di carattere socio-economico ed istituzionale. Si domandano cioè quali siano le culture, le istituzioni e le dimensioni socio-economiche che sono in grado di generare una società dell’apprendimento. Essi sottolineano che la società dell’apprendimento non può essere generata in connessione con un modello di tipo neo-liberale poiché questo scoraggia l’innovazione e rende eccessivamente instabile il processo di creazione della conoscenza. Né tantomeno si possono evitare di considerare quelle che sono le caste e le organizzazioni sociali che limitano lo sviluppo umano in molti paesi. Occorre quindi una mediazione del sistema economico con la dimensione economico-sociale per consentire una maggiore efficienza nella generazione di conoscenza e di know-how. Occorre allora riferirsi ad alcune variabili di carattere sociologico le quali fanno riferimento sostanzialmente alla dimensione delle credenze che sono condivise nell’interno di una società ed alla relazione esistente tra ideologia democratica e società dell’apprendimento.

 

Capitolo XIV-Osservazioni finali. Gli autori ripercorrono velocemente quelle che sono le tematiche centrali del libro riprendendo le tesi fondamentali di John Kenneth Arrow e di Robert Solow. La possibilità di progettare una crescita economica di lungo periodo dipende sostanzialmente dalla capacità della popolazione di porre in essere una società della conoscenza, che sia in grado di essere orientata stabilmente nei confronti dell’apprendimento e che sia anche in grado di generare dei valori attraverso la produzione di beni immateriali attraverso i processi di ricerca e sviluppo. Tuttavia esistono una serie di limiti da rimuovere per potere accedere felicemente alla società dell’apprendimento i quali consistono nella persistenza del monopolio, nella concorrenza sfrenata, nel libero commercio senza protezione dell’economia nascente, nella mancanza di difesa, ed anche in alcune distorsioni della teoria neo-classica come per esempio con riferimento al ruolo del vantaggio comparato il quale non sempre consente di accedere alla società dell’apprendimento. In questo senso allora è necessario che intervengano delle politiche economiche che siano sia di incentivo e protezione che anche di regolamentazione con riferimento particolare nei confronti della questione della brevettazione. Tuttavia è anche molto importante procedere all’analisi delle questioni socio-economiche che possono consentire di eliminare i limiti che si frappongono, soprattutto nell’interno delle economie in via di sviluppo, ad una vera e propria economia dell’apprendimento. Quindi democrazia, orientamento sociale alla conoscenza, e politiche economiche di protezione e regolamentazione possono essere in grado di orientare una economia nei confronti dell’apprendimento come chiave per la crescita di lungo periodo.

 

Conclusioni. Il libro di Stiglitz e Greenwald è molto impegnativo. Essi hanno cercato di sintetizzare una materia vischiosa e difficile da frequentare. In effetti  per quanto il modello economico di Solow sia stato osannato a livello globale come caposaldo della scienza economica, rimangono delle questioni che riguardano la crescita di lungo periodo. Se la crescita di lungo periodo dipende infatti dalla capacità del capitale umano di innovare allora è necessario orientare la società verso una società dell’apprendimento. La società dell’apprendimento tuttavia non è creata automaticamente dal capitalismo mercatista anche la sua degenerazione finanziaria può essere rivolta alla riduzione del valore dell’apprendimento. Il mercato da solo non può garantire l’orientamento della società nei confronti dell’apprendimento, sia quando esso opera come una forza monopolistica sia quando esso è orientato alla società concorrenziale. Occorrono quindi delle politiche economiche che possano consentire all’economia di superare i limiti del mercato e addivenire ad una società dell’apprendimento in grado di generare innovazioni che possano operare come degli avanzamenti tecnologici.

Tuttavia Stiglitz e Greenwald non hanno considerato effettivamente il ruolo dell’intelligenza artificiale e della robotica nello sviluppo dell’innovazione tecnologica e della conoscenza. Infatti è molto probabile che nel futuro lo stock di conoscenze verrà generato dall’intelligenza artificiale con un apporto minimo da parte dell’essere umano. L’intelligenza artificiale viene infatti testata con successo nella produzione di opere d’arte, articoli giornalistici e scientifici, ed innovazioni tecnologiche. Questo non significa che l’essere umano non avrà valore, quanto piuttosto significa che lo stock di capitale tecnologico sarà la determinante per realizzare la competizione dell’innovazione. Il modello di Solow allora forse tornerà centrale, se per valore del capitale si intenderà il capitale tecnologico consistente nel mix di robotizzazione ed intelligenza artificiale.

 

 

 

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