Dalla Trade War al Tradeware

Nell’articolo si prendono in considerazione i dati dell’OCSE afferenti il valore del Net Trade in due periodi di osservazione corrispondenti all’inizio e alla fine della serie storica nel database OCSE. Alcuni paesi hanno confermato un orientamento alle esportazioni, mentre altri hanno conservato un orientamento nei confronti delle importazioni. Tuttavia il dato andrebbe depurato del beni energetici i quali possono gravare sulla bilancia commerciale e fare apparire dei paesi come degli esportatori ed altri come importatori senza che in realtà vengano ad essere posti in essere dei processi di creazione di valore aggiunto. Del resto occorre rifiutare l’idea che esista una strategia unica per i paesi. Ciascun  paese in base al proprio sistema produttivo individua il proprio posizionamento ottimale nell’economica del commercio internazionale.

 

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La riduzione della qualità del lavoro nelle macro-regioni italiane

Nell’articolo seguente viene analizzato l’andamento dell’indice della qualità del lavoro. L’indice della qualità del lavoro è costituito dall’Istat come un indice composito avente il 2010 come anno di riferimento ovvero 2010=100. L’andamento dell’indice della qualità del lavoro mostra l’esistenza di un divario tra Nord e Sud con il Nord strutturalmente al di sopra del valore di riferimento ed il Sud al di sotto della soglia indicata. I dati fanno riferimento al periodo tra il 2008 e il 2016. In modo particoalre dal 2008 al 2016 l’indice della qualità del lavoro è diminuito sia nel Nord, sia nel Centro sia nel Sud. Interventi di politica economica del lavoro rivolti ad incrementare gli stipendi, ad aumentare la continuità lavorativa, a garantire una migliore soddisfazione per il lavoro svolto, insieme anche con la riduzione del part time involontario possono comportare una crescita del valore dell’indice della qualità del lavoro.

 

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Il divario tra Nord e Sud. Il caso del tasso di occupazione

Il divario tra il Nord e il Sud è presente anche nell’interno del tasso di occupazione. I dati sono Istat-BES. L’anno base è il 2010 ovvero 2010=100. Il periodo di osservazione è compreso tra il 2008 e il 2016. Nel 2016 il tasso di occupazione del Nord è stato pari a 116,00 , nel Centro pari a 109,1, nel Mezzogiorno pari a 76,7. Tra il 2008 e il 2016 il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è stato sempre al di sotto della soglia dell’anno base. Le politiche economiche del lavoro attraverso la defiscalizzazione, la crescita dei contratti a tempo indeterminato, e l’orientamento nei confronti dell’imprenditorialità possono incrementare il tasso di occupazione.

 

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Il nazionalismo degli stati deboli

I dati dell’Ocse mostrano un deterioramento dell’indice di ricchezza finanziaria degli Stati. L’indice di ricchezza finanziaria è costituito dalla differenza tra gli asset dell’attivo e le passività presenti nell’interno del bilancio dello Stato. Il venir meno dello Stato sotto il punto di vista finanziariao impedisce di ricostruire forme di economia pubblica che possano essere in un qualche modo competitive con il mercato. Del resto, anche i settori tradizionali di attività dello stato ovvero la Sanità, l’Istruzione e il trasporto sono sempre più privatizzati. Occorre allora considerare una fase nuova dello Stato operante come cyber-state per fondare nella cyber-society una forma nuova di economia pubblica statuale.

 

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L’occupazione nei dati del BES

L’Occupazione è analizzata con riferimento all’Istruzione, alla Qualità del lavoro, alle Condizioni Economiche Minime, al Benessere Soggettivo e al Paesaggio. I dati sono Istat. Il campione è costituito dalle regioni e macro-regioni italiane nel periodo 2000-2016. I dati mostrano l’esistenza di una relazione positiva tra Occupazione e Istruzione, Qualità del Lavoro, Condizioni Economiche Minime, Benessere Soggettivo. La relazione positiva tra Occupazione e Paesaggio è mancante.

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Modello Panel Data con effetti random ed effetti fissi per la stima dell’Occupazione. Dati: ISTAT-BES, periodo: 2000-2016, regioni e macro-regioni italiane.

Il divario tra Nord e Sud. Il caso della Salute e dell’Istruzione

Il divario tra Nord e Sud persiste nonostante gli sforzi delle istituzioni pubbliche sia definite a livello nazionale sia definite a livello internazionale in sede di Unione Europea. In questo articolo si affronta il caso del divario con riferimento a due indici composito elaborati dall’Istat uno afferente il livello della Salute e l’altro afferente il livello dell’Istruzione. I dati mostrano non solo che il Sud è indietro sia nella Salute sia nell’Istruzione rispetto al Nord ma che il divario si allarga anche con riferimento alle zone del Centro Italia. Le politiche economiche attive in grado di incrementare gli investimenti nella Salute e nell’Istruzione possono essere in grado di ridurre il gap tra Nord e Sud ed allineare per lo meno, il mezzogiorno, alla media nazionale.

 

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Gli Usa hanno perso interesse per l’UE

Il progetto dell’Unione Europea e financo il progetto dell’UE è stato voluto dagli USA a seguito della seconda guerra mondiale per chiudere l’Europa dinanzi alla minaccia sovietica. Tuttavia con la caduta dell’Unione Sovietica e l’emersione dei paesi asiatici, Cina in testa, il ruolo internazionale dell’Unione Europea ha perso valore nell’interno dell’ottica statunitense. Del resto la Brexit ha ridotto l’appeal e la proiezione internazionale dell’EU. La Russia manca di rappresentare una minaccia e allora gli USA tendono ad avere una visione priva di interesse nei confronti dell’UE che invece, sotto il punto di vista economico, potrebbe avere delle chances. Del resto il progetto dell’Unione Europea non piace neanche agli europei. Pertanto è necessario rinforzare l’unione Europea con delle iniziative di democraticizzazione, di proiezione internazionale, e di solidarietà sociale che possano operano come la costruzione di un baluardo nel senso della difesa della “Western civilization“.

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Un approccio morale alla bassa crescita

La crescita economica misurata in termini di prodotto interno lordo è bassa. La probabilità di una inversione di marcia è anch’essa bassa. L’economia, soprattutto in alcune zone dell’Europa e dell’Occidente sembra essere caratterizzata dal fenomeno della “secular stagnation” ovvero da un processo di bassa crescita. Tuttavia la crescita ridotta potrebbe non essere indotta soltanto dalla mancanza di elementi di carattere strettamente economico, ma potrebbe avere la propria origine in un modello morale privo della capacità di avere degli effetti nell’interno degli assetti di investimento e produttività. La corruzione, la riduzione degli investimenti, e la mancata utilizzazione della tecnologia dovuta a gap di carattere culturale ed imprenditoriale indicano in parte le questioni morali che sono alla base della bassa crescita economica.

 

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Contro lo shortermismo politico

Il divario economico tra Nord e Sud è confermato dai dati.  Il reddito pro-capite nel Sud Italia è pari a circa il 63,00% del valore del reddito pro-capite del Nord. La riduzione del divario richiede delle politiche economiche di lungo periodo. I policy makers sono invece interessati al breve, brevissimo periodo, per massimizzare il vantaggio elettorale del populismo. Lo shortermismo del decisore politico opera come un limite nei confronti della possibilità di emancipare le popolazioni del Sud Italia e di innescare un processo di crescita economica che sia in grado di incrementare il posizionamento internazionale dell’Italia nello scenario europeo e globale.

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