Incassi Derivanti da Diritti sui Beni Immateriali

 

Tra il 1962 ed il 2020 sono aumentati di un valore pari a 369 miliardi di dollari a livello mondiale

 

La Banca Mondiale calcola gli incassi dei paesi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale come per esempio brevetti, marchi, diritti d’autore, processi e design industriali inclusi segreti commerciali e franchising)e per l’uso, attraverso accordi di licenza , di originali o prototipi prodotti come diritti d’autore su libri e manoscritti, software per computer, opere cinematografiche e registrazioni sonore e diritti connessi come per spettacoli dal vivo e trasmissioni televisive, via cavo o satellitari. I dati sono in dollari USA correnti[1].

Ranking per incassi da diritti di proprietà intellettuale nel 2020. I dati possono essere posti in uno specifico ranking. Nel 2020 al primo posto della classifica per valore degli incassi derivanti dalla proprietà intellettuale vi era l’Olanda con un valore pari a circa 46,3 miliardi di dollari seguita dal Giappone con un ammontare pari a 43 miliardi di dollari e dalla Germania che nel 2020 ha ricevuto circa 35 miliardi di dollari derivanti dalla vendita di diritti e royalties da proprietà intellettuali. A metà classifica vi sono l’Indonesia che ha incassato 83 milioni di dollari, seguita dall’Ucraina con un valore pari a circa 74 milioni di dollari e dalla Grecia con un ammontare pari a 58 milioni di dollari. Chiudono la classifica Buthan con un valore pari a 13.543 dollari, Afghanistan con un valore pari a 335,20 dollari, e Sao Tome and Principe con un valore pari a 13,07 dollari.

Olanda. L’Olanda ha visto crescere il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 passando da un ammontare pari a circa 26 miliardi di dollari nel 2016 fino ad un valore pari a 46,3 miliardi di dollari nel 2020 ovvero una variazione pari ad un ammontare di 19,6 miliardi di dollari pari ad una crescita del 73,72%. Tra il 2016 ed il 2017 il valore della crescita degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale è passato da un ammontare pari a 26,6 miliardi fino ad un ammontare pari a 32,5 miliardi di dollari ovvero una crescita pari ad un valore di 5,8 miliardi di dollari pari ad un valore di 22,065. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale in Olanda è cresciuto da un ammontare pari a 32,5 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 38,4 miliardi di dollari ovvero una variazione pari a 5,8 miliardi di dollari pari ad un valore di 18,10%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale è passato da un valore pari a 38,4 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 41,8 miliardi di dollari ovvero pari ad un valore di 3,4 miliardi di dollari pari ad un valore di 8,89%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore degli incassi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale in Olanda è cresciuto da un ammontare pari a 41,8 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 46,3 miliardi di dollari pari ad un valore di 4,46 miliardi di dollari pari ad un valore di 10,67%.

Giappone. Il valore degli incassi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale in Giappone è cresciuto nel periodo tra il 2016 ed il 2020 da un ammontare pari a 39 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 43 miliardi di dollari ovvero una variazione pari ad un valore di 3,9 miliardi di dollari pari ad un valore di 9,97%. Tra il 2016 ed il 2017 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale in Giappone è cresciuto da un ammontare pari a 39,1 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 41,7 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 2,5 miliardi di dollari pari ad un ammontare di 6,60%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale è cresciuto da un ammontare pari a 41,7 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 45,5 miliardi di dollari pari ad un valore di 3,8 miliardi di dollari ovvero pari ad un valore di 9,23%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore degli incassi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale in Giappone è cresciuto da un valore pari a 45,5 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 47,1 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 1,5 miliardi di dollari pari ad una variazione del 3,46%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore della variazione degli incassi da diritti di proprietà intellettuale è diminuito da un valore pari a 47,1 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 43,03 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 4,1 miliardi di dollari pari ad un valore di -8,72%.

Germania. Il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale in Germania è aumentato significativamente nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 da un valore pari a 28,7 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 35,8 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 7,1 miliardi di dollari pari ad un valore del 24,84%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale in Germania è cresciuto da un ammontare pari a 28,7 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 31,3 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 2,5 miliardi di dollari pari ad un valore di 8,97%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore degli incassi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale in Germania è cresciuto da un ammontare pari a 31,3 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 36,4 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 5,1 miliardi di dollari pari ad un valore di 16,60 %. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore degli incassi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale è diminuito da 36,4 miliardi di dollari fino a 36,2 miliardi di dollari ovvero una riduzione di circa 261 milioni di dollari pari a -0,72%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore degli incassi dei diritti di proprietà intellettuale è diminuito da un valore pari a 36,2 miliardi di dollari fino a 35,8 miliardi di dollari pari ad un valore di 373 milioni di dollari pari a -1,03%.

Conclusioni. Gli incassi derivanti dalla vendita dei diritti di proprietà intellettuale a livello globale sono aumentati di un ammontare pari a 369 miliardi di dollari tra il 1962 ed il 2020 con una incredibile crescita del valore pari a 13.188.048%. Ovviamente il capitalismo globale è orientato nei confronti di una centralità della conoscenza e dell’innovazione tecnologica per la produzione industriale e dei servizi che sposta sui beni immateriali l’attenzione delle imprese e dei gruppi industriali.

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/BX.GSR.ROYL.CD?view=chart

La Spesa per gli Intangibles a Livello Globale

 

E’ cresciuta a livello globale di un ammontare pari a circa 341 miliardi di dollari tra il 1960 ed il 2020

 

La Banca Mondiale[1], nell’ambito dell’analisi della bilancia dei pagamenti calcola il valore della spesa che gli stati affrontano per acquistare i diritti connessi alle opere di proprietà intellettuale, ovvero i cosiddetti beni intangibles. Nello specifico la spesa per gli intangibles riguarda i seguenti fattori ovvero:

  • diritti di proprietà intellettuale quali brevetti, marchi, diritti d’autore, processi e design industriali inclusi segreti commerciali e franchising;
  • licenze per originale e prototipi di prodotti come, per esempio, diritti d’autore su libri, manoscritti, software per computer, opere cinematografiche e registrazioni sonore;
  • diritti connessi come per esempio spettacoli dal vivo, trasmissioni televisive, via cavo e satellitari.

Ranking dei paesi per valore della spesa in intangibles nel 2020 in USD. L’Olanda è al primo posto per valore della spesa in intangibles con un ammontare pari a 45,3 miliardi di dollari, seguiti dagli USA con un ammontare pari a 40,6 miliardi di dollari e dalla Cina con un ammontare pari a 37 miliardi di dollari. A metà classifica troviamo il valore della spesa in intangibles in Bulgaria è stata pari ad un ammontare di 254 milioni di dollari nel 2020 seguita dal valore della Nigeria con 252,8 milioni di dollari e dalla Slovenia con un ammontare pari a 252,5 milioni di dollari. Chiudono la classifica il Buthan con una spesa in intangibles nel 2020 pari ad un valore di 102 mila dollari, il Tajikistan con un ammontare pari a 22,6 mila dollari e Tonga con un ammontare pari a 3,7 mila dollari.

Olanda. Il valore della spesa per l’acquisto di intangibles in Olanda è cresciuto da un ammontare pari a 37,1 miliardi di dollari nel 2016 fino ad un valore pari a 45,3 miliardi di dollari nel 2020 ovvero una variazione pari ad un valore pari ad un ammontare di 8,2 miliardi di dollari pari ad un valore del 22,17%. Tra il 2016 ed il 2017 il valore della spesa in intangibles in Olanda è cresciuto da un ammontare pari a 37,1 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 42 miliardi di dollari ovvero una variazione pari ad un ammontare di 4,8 miliardi di dollari pari ad un valore di 13,15%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore degli intangibles in Olanda è cresciuto da un valore pari a 42 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 45,1 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 3,1 miliardi di dollari pari ad un ammontare di 7,42%. Nel passaggio tra i l 2018 ed il 2019 il valore della spesa in intangibles dell’Olanda è diminuita da un valore pari a 45,1 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 43,2 miliardi di dollari ovvero pari ad un valore di -1,9 miliardi di dollari pari ad un valore di -4,29%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore della spesa in intangibles è cresciuta da un ammontare pari a 43,2 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 45,3 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di 2,1 miliardi di dollari pari ad un valore di 5,02%.

Stati Uniti. Il valore della spesa in intangibles negli Usa è diminuita nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 da un ammontare pari a 41,9 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 40,6 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di -1,2 miliardi di dollari equivalente ad un valore di -3,08%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore della spesa in intangibles negli USA è cresciuta da un ammontare pari a 41,9 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 44,4 miliardi di dollari ovvero una variazione pari ad un valore di 2,4 miliardi di dollari pari a +5,79%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore della spesa in intangibles è diminuita da un ammontare pari ad un valore di 44,4 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 43,9 miliardi di dollari ovvero pari ad una variazione di -474 milioni di dollari pari a -1,07%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore della spesa in beni immateriali negli Usa è diminuita da un valore pari a 43,9 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 42,7 miliardi di dollari ovvero una variazione pari ad un valore di -1,2 miliardi di dollari pari ad un ammontare di -2,73%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore degli intangibles è diminuito da un ammontare pari a 42,7 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 40,6 miliardi di dollari pari ad una variazione di -2,05 miliardi di dollari.

Cina. Il valore della spesa in intangibles è cresciuto in Cina nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 da un ammontare pari ad un valore di 23,9 miliardi di dollari fino ad un valore pari a 37,7 miliardi di dollari ovvero una crescita pari a 13,8 miliardi di dollari pari ad un ammontare di 13,8 miliardi di dollari equivalenti ad un valore dei 57,7%.

Conclusioni. In sintesi, è possibile sottolineare the il valore della spesa in intangibles è notevolmente cresciuta a livello globale. Tra il 1960 ed il 2020 il valore della spesa in intangibles è aumentata di un valore pari a circa 341 miliardi di dollari a livello globale. Se guardiamo i dati della top ten dei paesi del 2020 vediamo che tali valori non sono distribuiti geograficamente, in quanto sia paesi occidentali che orientali manifestano un elevato valore della spesa in intangibles. Ne deriva che non sono gli elementi geografici a determinare la spesa negli intangibles quanto piuttosto il grado di sofisticazione del capitalismo produttivo ed industriale ed in modo particolare la capacità di utilizzare il capitale umano per estrarre valore dai diritti di proprietà intellettuale.

 

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/BM.GSR.ROYL.CD?view=chart

La Produzione di Articoli Scientifici a Livello Globale

 

Tra il 2000 ed il 2018 la produzione di articoli scientifici a livello mondiale è aumentata del 139%. 2 articoli su 10 sono prodotti in Cina.

 

La banca mondiale calcola la produzione di articoli scientifici a livello globale. Le pubblicazioni scientifiche vengono indicate come di seguito “Gli articoli di riviste scientifiche e tecniche si riferiscono al numero di articoli scientifici e ingegneristici pubblicati nei seguenti campi: fisica, biologia, chimica, matematica, medicina clinica, ricerca biomedica, ingegneria e tecnologia e scienze della terra e dello spazio.” I dati più aggiornati arrivano fino al 2018.

Ranking dei paesi per numero di articoli scientifici pubblicati. Al primo posto per numero di articoli scientifici pubblicati c’è la Cina con un valore pari a 528.263, seguita dagli USA con un valore pari a 422.808 e dall’India con un valore pari a 135.788 unità. A metà classifica vi sono West Bank and Gaza con un valore pari a 376, Zimbabwe con un valore pari a 359 e Uzbekistan con un ammontare pari a 354 unità. Chiudono la classifica St. Vincent and the Grenadine con un valore pari Sao Tome and Principe e Kiribati con un valore pari a 1.

China. Il numero degli articoli scientifici prodotti in Cina è cresciuto significativamente nel periodo tra il 2014 ed il 2018 ovvero una crescita pari ad un valore del 35,31% pari ad un valore di 137.867 unità. Nel 2014 il numero degli articoli scientifici prodotti in Cina è stato pari ad un valore di 390.396 unità. Tra il 2014 ed il 2015 il numero degli articoli scientifici pubblicati in Cina è cresciuto da un valore pari a 390.396 unità fino ad un valore pari a 407.975 unità ovvero pari ad un valore di 17.578 unità pari ad una variazione di 4,50%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore degli articoli scientifici pubblicati in Cina è cresciuto da un ammontare pari a 407.795 unità fino ad un valore pari a 17.578 unità ovvero pari ad una variazione di 4,50%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore degli articoli scientifici pubblicati in Cina è cresciuto da un ammontare pari a 407.975 unità fino ad un valore pari a 438.349 unità ovvero pari ad una variazione di 30.374 unità ovvero pari ad un valore di 7,45%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il numero degli articoli pubblicati in Cina è cresciuto da un ammontare pari a 438.349 unità fino ad un valore di 473.439 unità ovvero pari ad una crescita di 35.090 unità ovvero pari ad una variazione di 8,00%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il numero degli articoli scientifici pubblicati in Cina è cresciuto da un ammontare pari a 473.439 unità fino ad un valore pari a 528.263 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di 54.825 unità pari ad un valore del 11,58%.

United States. Il numero degli articoli scientifici pubblicati negli USA è diminuito da un valore pari a 433.192 unità nel 2014 fino ad un valore pari a 422.808 unità nel 2018 ovvero una riduzione di -10.385 unità pari ad un ammontare di -2,40%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il numero degli articoli scientifici pubblicati in USA è diminuito da un ammontare pari a 433.192 unità fino ad un valore pari a 429.989 unità ovvero una riduzione pari ad un valore di -3.203 unità pari ad un ammontare di -0,74%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il numero degli articoli scientifici pubblicati in USA è diminuito da un ammontare pari a 429.989 unità fino ad un valore pari a 427.265 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di -2.724 unità pari ad un valore di -0,63%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il numero degli articoli scientifici pubblicati in USA è cresciuto da un ammontare ppari a 427.265 unità fino ad un valore pari a 432.216 unità ovvero pari ad una variazione di 4.952 unità pari ad un valore di 1,16%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il numero degli articoli scientifici è pubblicati in USA è diminuito da un valore pari a 432.216 unità fino ad un valore pari a 422.808 unità ovvero una riduzione pari a -9.409 unità pari ad un valore di -2,18%.

India. Il numero degli articoli scientifici pubblicati in India è cresciuto significativamente nel periodo tra il 2014 ed il 2018 passando da un ammontare pari a 96.426 unità fino ad un valore pari a 135.788 unità ovvero pari ad una variazione di 39.362 unità pari ad un valore di 40,82%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il numero degli articoli scientifici prodotti in India è cresciuto da un ammontare pari a 96.426 unità fino ad un valore pari a 101.813 unità ovvero pari ad una variazione di 5.387 unità pari ad un ammontare di 5,59%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il numero degli articoli scientifici prodotti in India è cresciuto da un ammontare pari a 101.813 unità fino ad un valore pari a 112.167 unità ovvero pari ad una variazione di 10.354 unità pari ad un valore di 10,17%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il numero degli articoli scientifici prodotti in India è cresciuto da un ammontare pari a 112.631 unità fino ad un valore pari a 121.631 unità ovvero pari ad una variazione di 9.464 unità pari ad un ammontare di 8,44%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il numero degli articoli scientifici prodotti in India è cresciuto da un ammontare pari a 121.631 unità fino ad un valore pari a 135.788 unità ovvero pari ad una variazione di 14.156 unità pari ad un valore di 11,64%.

Clusterizzazione. È stato utilizzato l’algoritmo k-Means insieme con il t-SNE per verificare la presenza di clusters-raggruppamenti nell’interno dei dati. In base all’analisi realizzata risultano i seguenti clusters ovvero:

  • Cluster 1: Germania, Regno Unito, Giappone;
  • Cluster 2: Cina e Usa,
  • Cluster 3: Australia, Brasile, Canada, Spagna, Francia, India, Italia, Corea del Sud, Russia

E nei cluster 4 e 5 i successivi restanti paesi. Pertanto come è possibile notare dalla clusterizzazione il requisito della contiguità geografica è poco rilevante. Paesi che sono nello stesso cluster, ovvero che performano in modo simile con riferimento alla produzione di articoli scientifici risultano essere anche molto distanti tra loro in termini geografici. Inoltre, Cina e USA sono in un unico cluster, a delineare un livello alto rispetto agli altri paesi nella ricerca scientifica misurata in termini di pubblicazioni.

Conclusioni. Il numero di articoli scientifici prodotti a livello mondiale è cresciuto da circa 1 milione nel 200 fino a 2,5 milioni nel 2018 ovvero una variazione pari ad un valore di 1,5 milioni pari ad un ammontare di 139%. Tuttavia, la stragrande maggioranza di questi articoli, pari a circa il 40% viene ad essere prodotto tra Cina, USA e India. Nello specifico la Cina produce il 20% degli articoli scientifici a livello mondiale , il 16,5% in USA ed il 5,32% in India. Ovviamente, ne deriva che l’idea diffusa che i cinesi siano bravi soltanto a re-ingegnerizzare i prodotti occidentali, poteva essere vera nel passato, ma certamente non lo è più. L’oriente produce scienza e conoscenza, forse con meno tensione prometeica dell’Occidente, anche se con notevoli vantaggi di carattere economico, istituzionale ed industriale.

 

 

 

 

I Marchi Registrati nell’Economia Globale

Sono cresciuti del 543% tra il 1980 ed il 2019

 

La Banca mondiale calcola il numero delle domande di marchio che vengono ad essere realizzate nei vari paesi considerati. In modo specifico le domande di marchio sono indicate come di seguito “Le domande di marchio depositate sono domande di registrazione di un marchio presso un ufficio nazionale o regionale per la proprietà intellettuale […]. Un marchio è un segno distintivo che identifica determinati beni o servizi come quelli prodotti o forniti da una determinata persona o impresa. Un marchio fornisce protezione al titolare del marchio garantendo il diritto esclusivo di usarlo per identificare beni o servizi, o di autorizzare un altro a usarlo dietro pagamento. Il periodo di protezione è variabile, ma un marchio può essere rinnovato a tempo indeterminato oltre il termine previo pagamento di canoni aggiuntivi. Le domande di marchio residente diretto sono quelle presentate da richiedenti nazionali direttamente presso un determinato ufficio nazionale di Proprietà Intellettuale.”[1]

Ranking dei paesi per marchi registrati nel 2019. Al primo posto per valore dei marchi registrati nel 2019 ci sono gli USA con un valore pari a 351.823 unità, seguiti da India con un valore pari 322.293 unità seguita dal Brasile con un valore pari a 218.764 unità. A metà classifica vi sono Mongolia con un valore pari a 1574 unità, Azerbaijan con un valore pari a 1548 e Croazia con un valore pari a 1493 unità. Chiudono la classifica St Vincent and the Grenadine con un valore pari a 15 unità, seguita da Sao Tome and Principe con un valore pari a 7 e Dominica con un ammontare pari a 2.

Stati Uniti. Il valore dei marchi registrati negli USA è cresciuto nel periodo tra il 2015 ed il 2019 da un valore pari a 303.233 unità fino ad un valore pari a 351.823 unità ovvero pari ad una variazione di 48.590 unità ovvero pari ad una variazione di 16,02%. Nel passaggio tra il 2015 ed  il 2016 il numero dei marchi registrati in USA è diminuito da un valore pari a 303.233 unità fino ad un valore pari a 300.552 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di -2.681,00 unità pari ad un valore di 0,88%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore del numero dei marchi è cresciuto da un ammontare pari a 300.552 unità fino ad un valore pari a 330.498 unità ovvero pari ad una variazione di 29.946 unità ovvero pari ad una variazione di 9,96%. Nel passaggio tra i l 2017 ed il 2018 il numero di marchi registrati negli Usa è cresciuto da un valore pari a 330.498 unità fino ad un valore pari a 342.150,00 unità ovvero pari ad un variazione di 11.652 unità ovvero pari ad un valore di 3,53%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il numero dei marchi registrati in USA è cresciuto da un ammontare pari a 342.150 unità fino ad un valore pari a 351.823 unità ovvero pari ad una variazione di 9.673,00 unità ovvero pari ad una variazione di 2,83%.

India. Il numero dei marchi registrati in India è cresciuto significativamente tra il 2015 ed il 2019 passando da un ammontare pari a 250.585 unità fino ad un valore pari a 322.293 unità ovvero pari ad una variazione di 71.708 unità pari ad un valore del 28,62%. Nel 2015 il valore dei marchi registrati in India è stato pari ad un valore di 250.585 unità ed è cresciuto fino ad un valore di 264.662 unità ovvero pari ad un valore di 14.077 unità pari ad un valore di 5,62%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il numero dei marchi registrati è passato da un ammontare pari a 264.662 unità fino ad un valore pari a 242482 unità ovvero una riduzione pari ad un valore di 22.180 unità pari ad un valore di -8,38%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il numero dei marchi registrati in India è cresciuto da un ammontare pari a 242.482 unità fino ad un valore pari a 297.750 unità ovvero pari ad una variazione di 55.268 unità pari ad un ammontare del 22,79%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore dei marchi registrati in India è cresciuto da un valore pari a 297.750 unità fino ad un valore pari a 322.293 unità ovvero pari ad una variazione di 24.543 unità pari ad un ammontare di 82,4%.

Brazil. Il numero dei marchi registrati in Brasile è cresciuto significativamente nel passaggio tra il 2015 ed il 2019 ovvero da un valore pari a 130.720 unità fino ad un valore pari a 218.764 unità ovvero una variazione pari ad un valore di 88.044 unità ovvero pari ad una variazione di 67,35%. Tra il 2015 ed il 2016 il valore dei marchi registrati è cresciuto da un valore pari a 130.702 unità fino ad un valore pari a 137.878 unità ovvero una variazione pari ad un valore di 7.158 unità pari ad un valore di 5,84%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il numero dei marchi registrati in Brasile è cresciuto da un valore pari a 137.878 unità fino ad un valore pari a 159.192 unità ovvero pari ad una variazione di 21.314 unità pari ad un valore di 15,46%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore dei brevetti in Brasile è cresciuto da un valore pari a 159.192 unità fino ad un valore pari a 176.063 unità ovvero una variazione pari ad un valore di 16.871 unità pari ad un ammontare del 10,60%. Successivamente tra il 2018 ed il 2019 il valore dei marchi registrati in Brasile è cresciuto del 24,25% da un ammontare pari a 176.063 unità fino ad un valore pari a 218.764 unità ovvero pari ad un valore di 42.701 unità.

Conclusioni. Tra il 1980 ed il 2019 il valore dei marchi registrati a livello globale è cresciuto da un ammontare pari a 429.231 unità fino ad un valore pari a 2.761.875 unità ovvero una variazione pari a 543%. Tuttavia i dati non riportano nel 2019 il numero dei marchi registrati in Cina. Certamente la crescita del numero dei marchi è un segno del cambiamento dell’economia globale nel senso dell’economia della conoscenza, della ricerca e sviluppo. La centralità dei beni immateriali manifesta il cosiddetto “capitalismo cognitivo” ovvero una condizione centrata sulla capacità delle aziende e dei paesi di massimizzare la creatività, l’ingegno, la professionalità e le conoscenze scientifiche del capitale umano.

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/IP.TMK.RESD?view=chart

Le Importazioni di Beni e Servizi a Livello Internazionale

Lussemburgo, Hong Kong e Singapore guidano la classifica delle importazioni di beni e servizi in percentuale del PIL.

 La banca mondiale calcola il valore delle importazioni di beni e servizi in base alla definizione indicata di seguito: “Le importazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e altri servizi di mercato ricevuti dal resto del mondo. Includono il valore di merci, noli, assicurazioni, trasporti, viaggi, royalties, diritti di licenza e altri servizi, come servizi di comunicazione, edilizia, finanziari, informativi, aziendali, personali e governativi. Escludono la retribuzione dei dipendenti e i redditi da capitale […] e i pagamenti di trasferimento[1].

Ranking delle nazioni per valore delle importazioni di beni e servizi nel 2020. Il Lussemburgo è al primo posto nel 2020 per valore delle importazioni di beni e servizi con un valore di 175,80%, seguito da Hong Kong con un ammontare pari a 174,92% e da Singapore con un ammontare pari a 144,32%. A metà classifica vi sono Grecia con un valore pari a 39,44%, Armenia con un ammontare pari a 39,55%, e Portogallo con un ammontare pari a 38,67%. Chiudono la classifica Tanzania con un valore pari a 15,31%, l’Argentina con un ammontare pari a 13,89% e il Sudan con un valore a 4,83%.

Lussemburgo. Il valore delle importazioni di beni e servizi nel Lussemburgo è diminuito nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 passando da un valore pari a 177,63% fino ad un valore pari a 175,80% ovvero una variazione pari a -1,82 unità pari ad un valore di -1,03%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle importazioni di beni e servizi nel Lussemburgo è cresciuto da un valore paeri a 177,63% fino ad un valore pari a 182,46% ovvero pari ad una variazione di 4,83 unità pari ad un valore di 2,72%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle importazioni di beni e servizi è diminuito da un ammontare pari a 182,46% fino ad un valore pari a 175,54% ovvero pari ad un valore di -6,91 unità pari ad un valore di -3,79%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle importazioni di beni e servizi nel Lussemburgo è passato da un ammontare pari a 172,76% fino ad un valore pari a 175,80% ovvero pari ad una variazione di 3,04 unità pari ad un valore di 1,76%.

Hong Kong. Il valore dell’andamento delle importazioni di beni e servizi a Hong Kong è diminuito da un valore pari a 184,73% nel 2016 fino ad un valore pari a 174,92% nel 2020 ovvero una variazione pari a -9,81 unità pari ad un valore di -5,31%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle importazioni di beni e servizi è cresciuto da un valore pari a 184,73% fino ad un valore pari a 187,91% ovvero pari ad una variazione di 3,18 unità pari ad una variazione di 1,72%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore delle importazioni di beni e servizi a Hong Kong è cresciuto da un ammontare pari a 187,91% fino ad un valore pari a 188,57% ovvero pari ad un valore di 0,66 unità pari ad un valore di 0,35%. Tra il 2018 ed il 2019 il valore delle importazioni di beni e servizi ad Hong Kong è diminuito da un valore pari a 188,57% fino ad un valore pari a 176,12% ovvero pari ad una variazione di -12,45 unità pari ad un valore di -6,60%. Tra il 2019 ed il 2020 il valore delle importazioni di beni e servizi è diminuito da un valore pari a 176,12% fino ad un valore pari a 174,92% ovvero pari ad un valore di -1,20 unità pari ad un valore di 0,68%.

Singapore. Il valore delle importazioni di beni e servizi a Singapore è cresciuto da un pari a 138,57% fino ad un valore pari a 144,32% ovvero pari ad una variazione di 5,75 unità pari ad un valore di 4,15%. Tra il 2016 ed il 2017 il valore delle importazioni di beni e servizi a Singapore è cresciuto da un valore pari a 138,57% unità fino ad un valore pari a 144,65% ovvero pari ad un valore di 6,08 unità pari ad un valore di 4,38%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle importazioni di beni e servizi a Singapore è cresciuto da un ammontare pari a 144,65% fino ad un valore paria 148,28% ovvero pari ad una variazione di 3,63 unità pari ad un valore di 2,51%. Nel passaggio tra il 2018 ed  il 2019 il valore delle importazioni di beni e servizi a Singapore è diminuito da un valore pari a 148,28% fino ad un valore pari a 147,63% ovvero pari ad una variazione di -0,66 unità pari ad un valore di -0,44%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore delle importazioni di beni e servizi a Singapore è diminuito da un ammontare pari a 147,63% fino ad un valore pari a 144,32% ovvero pari ad una variazione di -3,30 unità pari a a-2,24%.

Conclusioni. Ovviamente il valore delle importazioni di beni e servizi è molto elevata in taluni piccoli paesi come per esempio Lussemburgo, Hong Kong e Singapore, che svolgono anche un ruolo di snodo intermodale dei trasporti internazionali. Inoltre occorre considerare che tali economie hanno un valore del pil pro-capite molto elevato però hanno anche  un valore del PIL totale abbastanza ridotto, pertanto può essere facile superare il valore del 100% del PIL in termini di importazioni di beni e servizi. Ovvero non necessariamente tali importazioni vengono ad essere destinati all’utilizzo del paese stesso, soprattutto per quanto riguarda le importazioni di servizi. Tuttavia occorre considerare che i paesi europei a reddito medio-alto hanno un livello delle importazioni di beni e servizi rispetto al PIL pari sostanzialmente ad un valore compreso tra il 25 ed il 50%. Mentre i paesi di nuovo sviluppo come per esempio Cina ed India, che sono dei paesi sostanzialmente esportatori, hanno un valore delle importazioni di beni e servizi rispetto al PIL tra il 15 ed il 20%.

 

 

 

 

 

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/NE.IMP.GNFS.ZS?view=chart

L’Export di Beni e Servizi in Percentuale del PIL

 

I paesi a reddito medio-alto hanno un valore dell’export di beni e servizi sul PIL intorno al 25-40%.

 

La Banca Mondiale calcola il valore dell’export di beni e servizi in percentuale del PIL. Tale valore è definito come indicato di seguito: “Le esportazioni di beni e servizi rappresentano il valore di tutti i beni e altri servizi di mercato forniti al resto del mondo. Includono il valore di merci, noli, assicurazioni, trasporti, viaggi, royalties, diritti di licenza e altri servizi, come servizi di comunicazione, edilizia, finanziari, informativi, aziendali, personali e governativi. Escludono la retribuzione dei dipendenti e i redditi da capitale (precedentemente chiamati servizi di fattori) e i pagamenti di trasferimento.[1]

Ranking dell’export dei beni e servizi in percentuale del PIL nel 2020. Al primo posto dell’export di beni e servizi in percentuale del PIL nel 2020 c’è il Lussemburgo con un valore pari a 214,53%, seguito da Hong Kong con un ammontare pari a 176,74% e da Singapore con un valore pari a 176,24%. A metà classifica vi sono Armenia con un valore pari a 30,71%, Spain con un valore pari a 30,63%, ed il Sud Africa con un ammontare pari a 30,47%. Chiudono la classifica il Nepal con un valore pari a 6,76%, seguito dal Sudan con un ammontare pari a 5,13% e dal Burundi con un ammontare pari a 4,98%.

Luxembourg. Il valore dell’export di beni e servizi in Lussemburgo è aumentato da un ammontare pari a 213,04% fino ad un valore pari a 214,53% tra il 2016 ed il 2020 ovvero una variazione di 1,49 unità pari ad un valore di 0,70%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore dell’export di beni e servizi nel Lussemburgo è cresciuto da un valore pari a 213,04% fino ad un valore pari a 217,62% ovvero pari ad un ammontare di 4,59 unità pari ad un valore di 2,15%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore dell’export di beni e servizi nel Lussemburgo è diminuito da un valore pari a 217,62% fino ad un valore pari a 211,56% ovvero pari ad una variazione di -6,06 unità pari ad un valore di -2,79%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è diminuito da un valore pari a 211,56% fino ad un valore pari a 208,75% ovvero pari ad una variazione di -2,81 unità pari ad un ammontare di -1,33%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è cresciuto da un ammontare pari a 208,75% fino ad un valore pari a 214,53% ovvero pari ad un ammontare di 5,77 unità ovvero pari ad un valore di 2,77%.

Hong Kong. Il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL ad Hong Kong è diminuito nel passaggio tra il 2016 ed il 2020 da un ammontare pari a 187,02% fino ad un ammontare pari a 176,74% ovvero pari ad una variazione di -10,27 unità pari ad un valore di -5,49%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è passato da un ammontare pari  a 187,02% fino ad un valore pari a 188,92% ovvero pari ad un valore di 1,90 unità pari ad un ammontare di 1,02%.Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è diminuito da un ammontare pari a 188,92% fino ad un valore pari a 188,36% ovvero pari ad un ammontare di -0,56 unità pari ad un valore di -0,30%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è diminuito da un ammontare pari a 188,36% fino ad un valore pari a 177,67% ovvero pari ad un valore di -10,69% pari ad un valore di -5,67 unità. Tra il 2019 ed il 2020 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL ad Hong Kong è passato da un ammontare pari a 177,67% fino ad un valore pari a 176,74% ovvero pari ad una variazione di -0,93 unità pari ad un valore di -0,52%.

Singapore. Il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è cresciuto da un valore pari a 164,74% nel 2016 fino ad un valore pari a 176,24% nel 2020 ovvero una variazione pari ad un ammontare di 11,50 unità pari ad un valore di 6,98%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL a Singapore è cresciuto da un ammontare pari a 164,74% fino ad un valore pari a 171,09% ovvero pari ad un ammontare di 6,34 unità pari ad un ammontare di 3,85%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL è cresciuto da un valore pari a 171,09% fino ad un valore pari a 177,06% ovvero pari ad un valore di 5,97 unità pari ad un valore di 3,49%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL a Singapore è diminuito da un valore pari a 177,06% fino ad un valore pari a 275,89% ovvero pari ad una variazione di -1,17 unità pari ad un valore di -0,66%. Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del PIL a Singapore è cresciuto da un valore pari a 175,89% fino ad un valore pari a 176,24% ovvero pari ad un valore di 0,35 unità pari ad un valore di 0,20%.

Conclusioni. Il valore delle esportazioni di beni e servizi in percentuale del Pil tende ad essere molto elevato soprattutto nei piccoli paesi a significativa vocazione commerciale come per esempio Lussemburgo, Hong Kong, Singapore. Tuttavia, occorre considerare che mediamente i paesi a reddito medio-alto hanno un valore delle esportazioni in termini di beni e servizi in percentuale del PIL compreso tra il 25 ed il 40%, mentre i paesi di nuova industrializzazione hanno un valore delle esportazioni di beni e servizi sul Pil compreso tra il 15% ed il 20%, come Cina e India. Pertanto, i casi con paesi con un valore delle esportazioni di beni e servizi rispetto al PIL molto alti sono certamente da considerare come delle eccezioni di economie piccole e orientate significativamente all’import-export.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/NE.EXP.GNFS.ZS?view=chart

Il Tasso di Disoccupazione Mondiale

 

E’ cresciuto tra il 1991 ed il 2020 dal 4,8% al 6,4%

 

La Banca Mondiale calcola il valore del tasso di disoccupazione per i vari paesi monitorati. La Banca Mondiale definisce il tasso di disoccupazione come indicato di seguito “Unemployment refers to the share of the labor force that is without work but available for and seeking employment.”[1]

Il ranking dei paesi per tasso di disoccupazione. Al primo posto della classifica globale della disoccupazione c’è il Sud Africa con un valore pari a 28,74%, in seguito West Bank and Gaza con un ammontare di 27,35% e Lesotho con un ammontare pari a 24,65%. A metà classifica vi sono il Lussemburgo con un ammontare pari a 6,96%, seguito dal Kuwait con un ammontare pari a 6,79%, e la Repubblica di Slovacchia con un ammontare pari a 6,79%. Chiudono la classifica le Solomon Island con un valore pari a 0,79%, la Nigeria con un ammontare pari a 0,69% e la Cambodia con un ammontare pari a 0,31%.

Sud Africa. Il valore del tasso di disoccupazione in Sud Africa è cresciuto da un ammontare pari a 26,54% nel 2016 fino ad un ammontare pari a 28,74% nel 2020 ovvero un ammontare pari a 2,20 unità pari ad un valore di 8,29%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore del tasso di disoccupazione in Sud Africa è cresciuto da un ammontare pari a 26,54% fino ad un valore pari a 27,04% ovvero pari ad una variazione di 0,50 unità pari ad un valore di 1,88%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore del tasso di disoccupazione in Sud Africa è diminuito da un valore pari a 27,04% fino ad un valore pari a 26,91% ovvero una variazione pari ad un ammontare pari a -0,13 unità pari ad un valore di -0,48%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore del tasso di disoccupazione in Sud Africa è cresciuto da un valore pari a 26,91 fino ad un valore pari a 28,47% ovvero pari ad un valore di 1,56 unità pari ad una variazione di 5,80%. Tra il 2019 ed il 2020 il valore del tasso di disoccupazione nel Sud Africa è cresciuto da un ammontare pari a 28,47% fino ad un valore pari a 28,74% ovvero pari ad una variazione di 0,27 unità pari ad un valore di 0,95%.

West Bank and Gaza. Il valore del tasso di disoccupazione in West Bank and Gaza è cresciuto nel periodo tra il 2016 ed il 2020 da un valore pari a 23,94% fino ad un valore pari a 27,35% ovvero una variazione pari ad un valore di 3,41 unità pari ad un valore dei 14,24%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore del tasso di disoccupazione a West Bank and Gaza è cresciuto da un ammontare pari a 23,94% fino ad un valore pari a 25,68% ovvero pari ad una variazione di 1,74 unità pari ad un valore di 7,27%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore del tasso di disoccupazione a West Bank and Gaza è cresciuto da un valore pari a 25,68% fino ad un valore pari a 26,26% ovvero una variazione pari ad un ammontare di 0,58 unità pari ad un valore di 2,26%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore del tasso di disoccupazione è diminuito da un ammontare pari a 26,26% fino ad un valore pari a 25,34% ovvero una variazione pari ad un valore di -0,92 unità pari ad un valore di -3,50%.  Nel passaggio tra il 2019 ed il 2020 il valore del tasso di disoccupazione è cresciuto da un valore pari a 25,34% fino ad un valore pari a 27,35% ovvero pari ad una variazione di 2,01 unità pari ad un valore di 7,93%.

Lesotho. Il valore del tasso di disoccupazione a Lesotho è cresciuto nel periodo tra il 2016 ed il 2020 da un valore pari a 24,30% fino ad un valore pari a 24,65% ovvero una variazione pari ad un valore di 0,35 unità pari ad un valore di 1,44%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore del tasso di disoccupazione a Lesotho è diminuito da un ammontare pari a 24,30% fino ad un valore pari a 24,13% ovvero una variazione pari a -0,17 unità pari ad un valore di 0,70%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore del tasso di disoccupazione al Lesotho è diminuito da un ammontare pari a 24,13% fino ad un valore pari a 23,98% ovvero pari ad una variazione di -0,15 unità pari ad un valore di -0,62%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore del tasso di disoccupazione a Lesotho è diminuito da un ammontare pari a 23,86% fino ad un valore pari a 24,65% ovvero pari ad una variazione di 0,79 unità pari ad un valore di 3,31%.

Clusterizzazione. I dati sono stati clusterizzati attraverso l’utilizzo dell’algoritmo k-Means con i seguenti risultati:

  • Il cluster C1 contiene 112 paesi ed aggregati regionali;
  • Il cluster C2 contiene 20 paesi ed aggregati regionali;
  • Il cluster C3 contiene 6 paesi ed aggregati regionali;
  • Il cluster C4 contiene 80 paesi ed aggregati regionali;
  • Il cluster C5 contiene 47 paesi ed aggregati regionali.

Il 42,2% dei paesi e delle aggregazioni regionali sono nel cluster C1, il 7,5% nel cluster C2, il 2,2% nel cluster C3, il 30,1% nel cluster C4, ed il 17,7% nel cluster C5.

Conclusioni. Occorre considerare che molti dei paesi che hanno un tasso di disoccupazione elevato come per esempio Sud Africa, Gaza, Lesotho, probabilmente hanno delle difficoltà nello stimare il valore del tasso di disoccupazione per il fatto che magari vi sono delle persone occupate in attività prive di contrattualistica formale e legale. Non è da escludere che in taluni scenari, come per esempio Gaza, vi siano dei lavoratori in grado di ottenere dei redditi da attività in parte illegale se non proprio criminali. Ovviamente tali lavoratori non possono essere considerati come disoccupati, tuttavia il sistema della rilevazione delle forze lavoro non ha la possibilità di considerarli come lavoratori occupati. Infatti i lavoratori occupati in attività criminali, illegali, o della cosiddetta economia informale vengono registrati come disoccupati. Tuttavia non v’è dubbio che al netto di questo effetto, nelle aree indicate vi è certamente una questione occupazionale che diventa effettivamente un problema di produttività. Inoltre occorre considerare che i dati analizzati non tengono conto dei divari regionali interni ai paesi ed il tasso di disoccupazione nazionale può essere effettivamente considerato poco rappresentativo sia per la dinamica centro-periferia, sia per la dinamica Nord-Sud e aree costiere aree di entroterra che generalmente determina degli effetti di diseguaglianza nella distribuzione della disoccupazione. Occorre quindi riformulare l’analisi dei tassi di disoccupazione e prendere in considerazione da un lato l’effetto dell’economia informale, illegale e criminale e dall’altro lato depurare il dato nazionale per un fattore in grado di prendere in considerazione le diseguaglianze territoriali in termini di disoccupazione. Tuttavia è probabile che nel futuro il tasso di disoccupazione aumenterà sempre di più per un insieme di fattori ovvero:

  • Aumento della popolazione mondiale;
  • Cambiamento tecnologico;
  • Globalizzazione;
  • Ageing della popolazione.

Pertanto occorre considerare che le politiche economiche sia a livello globale che a livello continentale e a livello nazionale richiedono degli interventi per garantire l’equilibrio dei conti pubblici e dei sistemi previdenziali dinanzi alle sfide della produttività ed al decadimento della forza lavoro attiva.

 

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/SL.UEM.TOTL.ZS?view=chart

L’Esportazione di Servizi Turistici Internazionali

Piccole isole e piccoli paesi guidano la classifica internazionale delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali.

La Banca Mondiale calcola il valore delle entrate del turismo in percentuale delle esportazioni. Tale valore viene calcolato come indicato di seguito ovvero: “Le entrate del turismo internazionale sono le spese dei visitatori internazionali in entrata, compresi i pagamenti ai vettori nazionali per il trasporto internazionale. Tali ricevute includono qualsiasi altro pagamento anticipato effettuato per beni o servizi ricevuti nel paese di destinazione. Possono anche includere ricevute di visitatori dello stesso giorno, tranne quando queste sono sufficientemente importanti da giustificare una classificazione separata. Per alcuni paesi non includono le ricevute per gli articoli di trasporto passeggeri. La loro quota nelle esportazioni è calcolata in rapporto alle esportazioni di beni e servizi, che comprendono tutte le transazioni tra residenti di un paese e il resto del mondo che comportano un passaggio di proprietà da residenti a non residenti di merci generiche, beni inviati per la lavorazione e riparazione, oro non monetario e servizi.”[1]

Ranking dell’esportazione dei servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali. Nel ranking dei paesi per esportazione dei servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali al primo posto vi è Macao con un valore pari a 87,57%, seguito dalla Maldice con un valore pari a 85,27% e da Aruba con un ammontare pari a 81,63%. A metà classifica vi sono Botswana con un valore pari a 9,28%, United States con un valore pari a 9,23 e Indonesia con un valore pari a 9,20%. Chiudono la classifica Mauritania con un valore pari a 0,54 unità, l’Algeria con un valore pari a 0,37 unità e la Guinea con un ammontare pari a 0,26%.

Macao. Il valore delle esportazioni di servizi turistici a Macao in percentuale delle esportazioni totali è diminuito da un ammontare pari a 92,10% fino ad un valore pari a 87,58% ovvero pari ad una variazione di -4,53 unità equivalente ad un valore di -4,92%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è diminuito da un valore pari a 92,10% fino ad un valore di 89,07% ovvero pari ad una variazione di -3,02 unità equivalente ad un valore di -3,28%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è aumentato da un valore pari a 89,07 fino ad un valore pari a 89,79 unità ovvero pari ad una variazione di 0,72 unità pari ad un valore di 0,81 unità. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle esportazioni dei servizi turistici è passato da un ammontare pari a 89,79 fino ad un valore pari a 89,90 unità ovvero pari ad un valore di 0,01 unità. Tra il 2017 ed il 2018 il valore dell’ammontare dei servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto da un valore pari a 89,90 unità fino ad un valore pari a 90,55 unità ovvero pari ad un valore di 0,75 unità pari a 0,83%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle esportazioni di servizi turistici è diminuito da un ammontare pari a 90,55% fino ad un valore pari a 87,57% ovvero pari ad una variazione di -2,98 unità pari ad un valore di -3,29%.

Maldives. Il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale del PIL alle Maldive è cresciuto da un ammontare pari a 85,20 fino ad un valore di 85,27 nel passaggio tra il 2014 ed il 2019 ovvero una variazione pari a 0,06 unità pari ad un ammontare di 0,07%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto da un ammontare pari a 85,20 fino ad un valore pari a 85,56 ovvero una variazione pari a 0,36 unità equivalente ad un ammontare di 0,42%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è diminuito da un valore pari a 85,56% fino ad un valore pari a 83,87% ovvero pari ad un valore di -1,69 unità pari a -1,97%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali alle Maldive è diminuito da un ammontare pari a 83,87% fino ad un valore pari a 83,49% ovvero una variazione pari  a-0,39 unità pari ad un valore di -0,46%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto da un ammontare pari a 83,49 fino ad un valore pari a 85,20 unità ovvero pari ad una variazione di 1,72 unità pari ad un ammontare di 2,06%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto da un ammontare pari a 85,20% fino ad un valore pari a 85,27% ovvero pari ad una variazione di 0,06 unità pari ad un valore di 0,07%.

Aruba. Il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto ad Aruba tra il 2014 ed il 2019 da un ammontare pari a 70,66% fino ad un valore pari a 81,63% ovvero una crescita di 10,96 unità pari  a 15,51%.  Tra il 2014 ed il 2015 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali ad Aruba è diminuito da un ammontare pari a 70,66% fino ad un valore pari a 68,07% ovvero una variazione pari ad un ammontare di -2,59 unità pari ad un valore di -3,67%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali ad Aruba è cresciuto da un valore pari a 68,07 fino ad un valore pari a 74,95% ovvero una variazione pari a 6,88 unità pari ad un valore di 10,10%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle esportazioni di servizi turistici in percentuale delle esportazioni totali è cresciuto da un valore pari a 74,95% fino ad un valore pari a 80,46% ovvero pari ad una variazione di 5,51 unità pari ad un valore di 7,35%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore delle esportazioni di servizi turisti in percentuale delle esportazioni totali è diminuito da un ammontare pari a 80,46% fino ad un valore pari a 79,34% ovvero una variazione pari a -1,11 unità pari a -1,39%.

Conclusioni. Il turismo è un settore relativamente nuovo nello scenario economico e certamente è stato prodotto da un insieme di fattori ovvero:

  • Globalizzazione;
  • Investimenti turistici nei paesi di destinazione;
  • Miglioramento delle condizioni di pace internazionale;
  • Creazione di una nuova classe borghese e di ricchi nei paesi di nuovo sviluppo soprattutto asiatici;
  • Miglioramento della rete dei trasporti internazionale nell’ottica dell’intermodalità;
  • Aumento della professionalità del capitale umano impiegato nelle strutture turistiche internazionali;
  • Riduzione delle ore di lavoro e possibilità di impiegare il tempo libero;
  • Possibilità di accedere a finanziamenti e piani di credito dedicati per il turismo;
  • Miglioramento dei mezzi di trasporto come aerei, navi, treni.

Tuttavia occorre considerare che nella partita internazionale del turismo non vincono generalmente i paesi che sono i più dotati di bellezze naturalistiche e paesaggistiche, quanto piuttosto quei paesi che investono significativamente sia nella rete del trasporto che nei servizi e nelle infrastrutture turistiche di qualità. Infatti l’esperienza del turista è essenzialmente legata alla possibilità di godere di beni immateriali, essendo il turismo un elemento del terziario e potremmo dire anche del terziario avanzato. Vi sono inoltre importanti connessioni che il turismo può mettere in atto con il settore delle costruzioni, dei trasporti, con l’istruzione per la formazione di capitale umano qualificato, ed anche con il settore delle nuove tecnologie attraverso l’utilizzo della realtà aumentata e del 3D per la vendita dei pacchetti turistici online.

Country Cluster
South Africa C1
World C1
Vietnam C1
Venezuela, RB C1
United States C1
Ukraine C1
Trinidad and Tobago C1
Sub-Saharan Africa (IDA & IBRD countries) C1
South Asia (IDA & IBRD) C1
Latin America & the Caribbean (IDA & IBRD countries) C1
Togo C1
Europe & Central Asia (IDA & IBRD countries) C1
Eswatini C1
Sweden C1
Slovenia C1
Slovak Republic C1
Suriname C1
Sub-Saharan Africa C1
Sub-Saharan Africa (excluding high income) C1
Serbia C1
Solomon Islands C1
Singapore C1
Sudan C1
Saudi Arabia C1
South Asia C1
Russian Federation C1
Romania C1
Post-demographic dividend C1
Paraguay C1
Pre-demographic dividend C1
Poland C1
Papua New Guinea C1
Philippines C1
Peru C1
Pakistan C1
Oman C1
OECD members C1
Nauru C1
Norway C1
Netherlands C1
Nigeria C1
Niger C1
North America C1
Malaysia C1
Malawi C1
Mauritania C1
Mozambique C1
Mongolia C1
Myanmar C1
Mali C1
North Macedonia C1
Mexico C1
Middle East & North Africa C1
Moldova C1
Latvia C1
Luxembourg C1
Lower middle income C1
Least developed countries: UN classification C1
Latin America & Caribbean C1
Libya C1
Latin America & Caribbean (excluding high income) C1
Kuwait C1
Korea, Rep. C1
Kazakhstan C1
Japan C1
Italy C1
Israel C1
Iraq C1
Ireland C1
India C1
Indonesia C1
IDA blend C1
IDA total C1
IDA & IBRD total C1
Hungary C1
Heavily indebted poor countries (HIPC) C1
Honduras C1
Hong Kong SAR, China C1
High income C1
Guatemala C1
Guinea C1
Ghana C1
Gabon C1
France C1
Finland C1
Fragile and conflict affected situations C1
European Union C1
Euro area C1
Ecuador C1
Europe & Central Asia C1
Europe & Central Asia (excluding high income) C1
East Asia & Pacific C1
Early-demographic dividend C1
Algeria C1
Denmark C1
Djibouti C1
Germany C1
Czech Republic C1
Colombia C1
Congo, Rep. C1
Congo, Dem. Rep. C1
Cameroon C1
Cote d’Ivoire C1
Chile C1
Switzerland C1
Central Europe and the Baltics C1
Canada C1
Botswana C1
Brunei Darussalam C1
Brazil C1
Bolivia C1
Belarus C1
Bangladesh C1
Burkina Faso C1
Belgium C1
Burundi C1
Azerbaijan C1
Argentina C1
Arab World C1
Angola C1
Africa Western and Central C1
Afghanistan C1
Africa Eastern and Southern C1
St. Vincent and the Grenadines C2
Tanzania C2
Tonga C2
Timor-Leste C2
Sint Maarten (Dutch part) C2
French Polynesia C2
Pacific island small states C2
Mauritius C2
Montenegro C2
Maldives C2
Morocco C2
Lebanon C2
Jordan C2
Jamaica C2
Haiti C2
Croatia C2
Greece C2
Gambia, The C2
Fiji C2
Ethiopia C2
Cyprus C2
Caribbean small states C2
Comoros C2
Antigua and Barbuda C2
Aruba C2
Samoa C3
Vanuatu C3
Seychelles C3
Sao Tome and Principe C3
St. Lucia C3
St. Kitts and Nevis C3
Grenada C3
Dominican Republic C3
Dominica C3
Cabo Verde C3
Barbados C3
Bahamas, The C3
Albania C3
Zimbabwe C4
Zambia C4
Yemen, Rep. C4
Kosovo C4
Virgin Islands (U.S.) C4
British Virgin Islands C4
Uzbekistan C4
Uruguay C4
Upper middle income C4
Uganda C4
Tuvalu C4
Turkey C4
Tunisia C4
Middle East & North Africa (IDA & IBRD countries) C4
Turkmenistan C4
Tajikistan C4
Thailand C4
East Asia & Pacific (IDA & IBRD countries) C4
Chad C4
Turks and Caicos Islands C4
Syrian Arab Republic C4
Small states C4
South Sudan C4
Somalia C4
San Marino C4
El Salvador C4
Sierra Leone C4
Senegal C4
Rwanda C4
Qatar C4
West Bank and Gaza C4
Portugal C4
Korea, Dem. People’s Rep. C4
Puerto Rico C4
Panama C4
Other small states C4
New Zealand C4
Nepal C4
Nicaragua C4
New Caledonia C4
Namibia C4
Northern Mariana Islands C4
Middle East & North Africa (excluding high income) C4
Malta C4
Middle income C4
Marshall Islands C4
Madagascar C4
Monaco C4
St. Martin (French part) C4
Lithuania C4
Late-demographic dividend C4
Lesotho C4
Low & middle income C4
Sri Lanka C4
Liechtenstein C4
Low income C4
Liberia C4
Lao PDR C4
Kiribati C4
Cambodia C4
Kyrgyz Republic C4
Kenya C4
Iceland C4
Iran, Islamic Rep. C4
Not classified C4
Isle of Man C4
IDA only C4
IBRD only C4
Guyana C4
Guam C4
Greenland C4
Equatorial Guinea C4
Guinea-Bissau C4
Gibraltar C4
Georgia C4
United Kingdom C4
Micronesia, Fed. Sts. C4
Faroe Islands C4
Estonia C4
Spain C4
Eritrea C4
Egypt, Arab Rep. C4
East Asia & Pacific (excluding high income) C4
Cayman Islands C4
Curacao C4
Cuba C4
Costa Rica C4
China C4
Channel Islands C4
Central African Republic C4
Bhutan C4
Bermuda C4
Belize C4
Bosnia and Herzegovina C4
Bahrain C4
Bulgaria C4
Benin C4
Austria C4
Australia C4
American Samoa C4
Armenia C4
United Arab Emirates C4
Andorra C4
Palau C5
Macao SAR, China C5

 

 

[1] https://data.worldbank.org/indicator/ST.INT.RCPT.XP.ZS